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momento non bellissimo...

il tempo per scrivere, con tutto questo studio e impegni vari, lo trovo solo ora.
è un momento della mia vita strano. nell'ultimo periodo sono davvero davvero felice per un certo verso però anche tremendamente triste.
è come se delle volte non riuscissi a godermi fino in fondo le cose belle che questi ultimi mesi ma più in generale, gli ultimi due anni mi hanno regalato.
è una cosa che forse può capire bene e davvero, solo chi si è trovato effettivamente nella mia situazione ma è come se mi sentissi ancora troppo troppo legata a tutta la mia storia.
delle volte avrei la voglia matta di scrollarmi via di dosso tutto. di liberare i pensieri e di far finta di essere una ormai quasi diciannovenne come tante. e invece no. invece quella diciannovenne apparentemente normale ha nell'armadio una cartella alta quanto una mattonella e piena zeppa di referti medici che ancora dopo anni rilegge e riguarda, quella stessa ragazza che appena sente nominare la parola "cancro" drizza le orecchie come farebbe un cane sentendo la voce del suo padrone o un bimbo quella della sua mamma.
delle volte mi sento come in trappola e  la consapevolezza che non potrò mai liberarmi fino in fondo di tutto un po' mi spaventa.
probabilmente è il periodo di per se un po' bruttino ma la maggior parte dei giorni sono davvero giù.
ad accentuare questo mio stato d'animo ci si mettono anche delle litigate pazzesche con i miei genitori ed io mi sento sempre più delusa sia di loro che di me stessa.
in pratica mi sento davvero uno schifo. vorrei cercare di non fare pesare troppo la cosa a chi mi sta intorno ma mi rendo conto che delle volte è praticamente impossibile fingere che vada tutto bene; prima o poi le persone si accorgono che qualcosa in me non va.
speriamo che queste vacanze di natale mi servano per riprendermi psicologiacamente.


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JULIA TIMOSHENKO: UNA BERLUSCONI AL FEMMINILE SPACCIATA PER VITTIMA

MEZZO MONDO SI STA MOBILITANDO PER LEI, SENZA CONOSCERE NULLA SULLE ACCUSE RIVOLTEGLI

Continuano veementi in Ucraina le proteste contro il Governo in carica guidato da Viktor Yanukovych, reo di aver preferito sospendere l’annessione all’Unione europea per concentrarsi sul rafforzamento dei rapporti con la Russia. In controtendenza con mezza Europa, gli ucraini manifestano per entrare nell’Ue (per approfondire leggi qui); ma anche per protestare contro la detenzione di Julija Tymošenko iniziata il 5 agosto 2011 per ordine del tribunale di Kiev, con l’accusa di aver stipulato un contratto per la fornitura di gas russo all'Ucraina senza aver avuto il preventivo consenso del governo. Secondo i suoi sostenitori, le vere ragioni stanno nel fatto che la Tymošenko abbia calpestato i piedi (e dunque gli affari) ad alcuni oligarchi russi. Comunque zone d’ombra nella sua vita non mancano e mezzo Mondo la ritiene una vittima pur non conoscendone la storia.

ORIGINI E ASCESA ECONOMICA - Julija Tymošenko nacque il 27 novembre 1960 nella città ucraina di Dnipropetrovsk, nell'allora URSS, da una famiglia di origine ebraica. Tuttavia, le sue origini sono contestate. Tymošenko afferma di essere per metà lettone, per parte di padre, e per metà ucraina, per quella di madre. Il nome del padre, Grigvan, fu anche erroneamente interpretato come armeno. Nel 2005 fu definita ebrea da Jevhen Červonenko, un suo ex-ministro capo della comunità ebraica locale. Timošenko negò pubblicamente ma dichiarò di essere vicina agli ebrei ucraini.
Tymošenko tentò la scalata del potere già sotto il sistema sovietico, ma fu dopo la sua caduta che assunse un ruolo di particolare rilievo, dirigendo svariate compagnie di energia e acquisendo un considerevole patrimonio economico tra il 1990 e il 1998. Durante le privatizzazioni, che presero esempio dalla Russia per quanto concerne corruzione e malversazioni, divenne una delle donne più ricche del Paese, esportando metalli. Dal 1995 al 1997 presiedette la Compagnia generale di energia, un'azienda privata che prese ad importare gas metano dalla Russia nel 1996. Durante questo periodo, fu soprannominata la "principessa del gas" per le accuse di aver stoccato enormi quantità di metano, facendo aumentare le tasse sulla risorsa.
Mentre era un'economista stabilì relazioni d'affari con molti uomini importanti dell'Ucraina, soprattutto della sua città natale: Pavlo Lazarenko, Viktor Pinčuk, Ihor Kolomoyskyj, Rinat Akhmetov e Leonid Kučma, che sarebbe poi divenuto presidente. Per il mercato del gas ebbe contatti molto stretti con la russa Gazprom.
Prima dell'entrata in politica era una donna d'affari di successo nell'industria del gas e grazie a questa attività divenne una delle donne più ricche della nazione. Il 28 luglio del 2005 la rivista statunitense Forbes la dichiarò terza donna più potente del mondo, dopo Condoleezza Rice e Wu Yi. Nel 2007 uscì dalla lista, ma nell'agosto 2008 vi rientrò in 17ª posizione. Nel 2009 è stata definita il leader più sexy del mondo.
I suoi detrattori sostengono che abbia guadagnato immeritatamente la propria fortuna. Alcuni hanno speculato sulle sue passate frequentazioni di uomini condannati per corruzione e frode, come l'ex premier Pavlo Lazarenko. Il 28 gennaio del 2005, dopo la Rivoluzione Arancione, i suoi avversari sostennero che anche la famiglia Tymošenko fosse coinvolta negli scandali, a partire dal marito, Oleksandr, e dal suocero, HenadiJ. Oleksandr Tymošenko rientrò in Ucraina subito dopo le accuse rivoltegli.

INGRESSO IN POLITICA E PRIMO ARRESTO- Julija Tymošenko entrò in politica nel 1996 e fu eletta al Parlamento nella circoscrizione di Kirovohrad, con una percentuale del 92,3%. Fu rieletta nelle legislature successive. Nel 1998, divenne presidente della Commissione Economia del Parlamento. Dal 1999 al 2001, fu ministro dell'Energia nel gabinetto di governo di Viktor Juščenko. Fu poi licenziata dal presidente Kučma nel gennaio del 2001, su richiesta degli industriali.
Nel febbraio del 2001 la Tymošenko fu arrestata per falsificazione di documenti e importazione illegale di metano, tra il 1995 e il 1997 (mentre era presidente della Compagnia Generale di Energia) ma fu liberata la settimana successiva. I suoi sostenitori politici organizzarono manifestazioni di protesta davanti al carcere di Kiev dove era detenuta. Secondo Tymošenko, i documenti falsi erano stati creati dal regime di Kučma, in combutta cogli oligarchi che si opponevano alle riforme di mercato.
Una volta liberata, divenne la leader dell'opposizione intransigente al presidente Kuchma e condusse campagne contro il suo regime, anche per il suo presunto coinvolgimento nell'assassinio del giornalista Georgij Gongadze. Timošenko mostrò per la prima volta il suo piglio rivoluzionario, durante e dopo la detenzione. Un anno dopo, fu coinvolta in un incidente stradale, in cui riportò lievi ferite. C'è il sospetto che sia stato un tentativo di omicidio politico.

LA RIVOLUZIONE ARANCIONE E LA NOMINA A PREMIER NEL 2005 - Prima di diventare la prima donna premier in Ucraina era considerata la più importante alleata del capo dell'opposizione Viktor Juščenko (Tymošenko era stata una deputata del suo gruppo quando Juščenko era premier), sostenendolo durante la campagna per le presidenziali del 2004. Fu anche una delle guide della Rivoluzione Arancione, nata da quelle elezioni e che portò Juščenko alla presidenza. In questo periodo alcuni mezzi di comunicazione occidentali la raffigurarono come la "Giovanna d'Arco della Rivoluzione Arancione".
Il 24 gennaio 2005 fu nominata primo ministro dal neo eletto presidente Viktor Juščenko. Dopo diversi mesi di governo la mancata attuazione delle promesse di riforme iniziò a danneggiare il gabinetto Tymošenko. L'8 settembre del 2005, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale Petro Porošenko e del deputato Mykola Tomenko, il governo fu sciolto dal presidente stesso, che ne diede comunicazione alla nazione mediante un messaggio televisivo.
Dopo le dimissioni la Tymošenko iniziò a viaggiare per l'Ucraina, in vista delle elezioni politiche del 2006. Rese subito chiaro che intendeva, in quanto leader del Blocco, ritornare a capo del governo. Il Blocco si posizionò secondo alle elezioni, conquistando 129 seggi su 450. Il 21 giugno, i media ucraini rivelarono il raggiungimento di un accordo per un governo presieduto dalla Tymošenko, dopo tre mesi di palude politica. La nomina di Tymošenko a premier e la sua fiducia al Parlamento era attesa a giorni, ma era condizionata all'elezione del rivale di lungo corso Petro Porošenko, di Nostra Ucraina, alla presidenza del parlamento.
Dopo l'elezione a sorpresa di Oleksandr Moroz, leader dei socialisti ucraini, alla presidenza del parlamento nella notte del 6 luglio, con i voti determinanti dei comunisti e del Partito delle Regioni, la coalizione di maggioranza terminò la propria esistenza, svanendo così la speranza di Timošenko di tornare a presiedere il gabinetto di governo. Dopo la creazione di una larga coalizione di maggioranza, guidata da Viktor Janukovič e composta dal Partito delle Regioni, Nostra Ucraina, socialisti e comunisti, Tymošenko divenne la leader dell'opposizione democratica.

IL SECONDO MANDATO 2007-2008 - A seguito del voto alle elezioni anticipate del 2007, tenutesi il 30 settembre, i partiti della Rivoluzione arancione affermarono di aver ottenuto abbastanza voti da poter formare un governo di coalizione. Il 3 ottobre 2007 il totale quasi definitivo dava all'alleanza di Julija Tymošenko e del Presidente un lieve vantaggio sul partito rivale del Primo Ministro Janukovyč. Nonostante Janukovyč, il cui partito aveva conquistato più voti degli altri singoli partiti, proclamò la vittoria, uno degli alleati di coalizione, il Partito Socialista d'Ucraina, non riuscì ad ottenere abbastanza voti per mantenere i seggi al Parlamento.
Il 15 ottobre 2007, il Blocco Autodifesa del Popolo-Nostra Ucraina e il Blocco Julija Tymošenko giunsero a un accordo per la formazione di una coalizione nel nuovo Parlamento alla 6ª convocazione. Il 18 dicembre Julija Tymošenko è divenuta Primo Ministro per la seconda volta.
Dopo che il Blocco Julija Tymošenko ha votato insieme al Partito Comunista d'Ucraina e il Partito delle Regioni per approvare una legislazione atta a facilitare la procedura di messa in stato di accusa del Presidente e per limitare i poteri del Presidente, aumentando quelli del Primo Ministro, il blocco di Viktor Juščenko si è posto fuori dalla coalizione e Juščenko stesso ha promesso di porre il veto sulla legge ed ha minacciato un'elezione in caso di mancata formazione di un'altra nuova coalizione. Ciò ha portato alla crisi politica del 2008 culminata con lo scioglimento del Parlamento avvenuto l'8 ottobre 2008. Mentre era in visita in Italia, il Presidente Viktor Juščenko annunciò le terze elezioni in meno di tre anni in un discorso pre-registrato per la televisione ucraina.

LE ELEZIONI DEL 2010 - Julija Tymošenko si presentò come candidata alle elezioni presidenziali, ingaggiando specialisti stranieri per la sua campagna elettorale. Al primo turno del 17 gennaio giunse seconda, ottenendo il 25% di preferenze. Al ballottaggio del 7 febbraio si scontrò con l'acerrimo rivale di sempre Viktor Janukovič, che ottenne il maggior numero di voti, il 48,95%, rispetto al 45,47% della Tymošenko.

L’ARRESTO – Come anticipato, il 5 agosto 2011 il tribunale di Kiev ne ha ordinato l'arresto nel processo che la vede imputata per aver stipulato un contratto per la fornitura di gas russo all'Ucraina senza aver avuto il preventivo consenso del governo; la Tymošenko aveva ripetutamente contravvenuto alle disposizioni della procura di non lasciare Kiev. Una delle tesi sulle ragioni dell'arresto è quella di aver insidiato le rendite degli oligarchi russi del gas.
Julija Tymošenko è stata arrestata in aula dove sono scoppiati tafferugli. Alcuni deputati vicini alla Tymošenko hanno tentato di impedire l'intervento dei poliziotti ma sono stati bloccati dalle forze dell'ordine. Uscendo dall'aula l'ex eroina della Rivoluzione Arancione ha gridato "Vergogna! Vergogna!, io ho sempre lavorato nell'interesse esclusivo dell'Ucraina!". L'arresto ha seguito quello del suo ex ministro degli Interni Jurij Lucenko, detenuto in carcere da tre anni con la medesima accusa. Il giorno successivo, i sostenitori della Tymošenko sono scesi in piazza per protestare contro quello che la "lady di ferro" ha definito un processo politico. Il giorno 11 ottobre 2011 è stata condannata a 7 anni di carcere per aver esercitato pressioni su un accordo per la fornitura di gas con Putin. Lei ha ascoltato la sentenza "seduta" in tribunale con in mano un iPad, annunciando in seguito che farà ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo.
Il 29 agosto 2012 la Corte Suprema dell'Ucraina nell'ultimo grado di giudizio ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per abuso d'ufficio. A favore dell'ex Primo Ministro ucraino è arrivata la sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo, che il 29 aprile 2013 ha decretato "illegale" la detenzione della Tymošenko.

PERCOSSE IN CARCERE - Il 22 novembre la Tymošenko è stata ricoverata in ospedale a causa di dolori lombari che da giorni la costringevano a letto. Il 23 dicembre, la corte d'appello ha confermato la sentenza di primo grado a sette anni di reclusione. L'ex premier ha sostenuto che si tratta di una sentenza politica e che si rivolgerà alla Corte europea per i diritti umani.
Nell'aprile del 2012, il partito della ex premier ucraina ha diffuso varie fotografie che riprendono la leader dell'opposizione seduta su un letto mentre mostra alcuni lividi che lei afferma esserle stati procurati nel corso di un'aggressione delle guardie carcerarie.

I MERITI – A dispetto del passato discutibile, il suo passaggio da oligarca a riformista è creduto da molti come sincero ed effettivo. Sotto il suo ministero, l'industria energetica ucraina crebbe di circa il 700%. Lottò contro il prelievo abusivo di energia dei grandi complessi industriali. Le sue riforme servirono al governo per pagare gli statali e aumentare i salari. Fondò il Blocco Elettorale Julija Tymošenko, che ottenne il 7,2% alle elezioni politiche del 2002. Divenne la leader del Partito della Patria.

PALADINI DISINFORMATI - Insomma, quello che si sa di lei restituisce la storia di una donna ricca e potente, imprenditrice in un settore strategico, quello del gas e delle risorse energetiche. Sembra che sia stata anche spregiudicata negli affari: come visto nel 2001, già più di 10 anni fa, ci furono accuse contro di lei per falsificazione di documenti e importazione illegale di metano; venne addirittura arrestata. Aveva amici chiacchierati, anche loro condannati per corruzione e altri reati tipici dei potenti dell’economia. Entrò in politica sfruttando la sua ricchezza, le sue relazioni nel mondo degli affari e della politica e una corte personale costruita attraverso la rete delle sue aziende. Fin dai primi processi si difese secondo un copione standard, sempre utilizzato fino ad oggi: persecuzione giudiziaria utilizzata come strumento di lotta politica. Insomma, una versione femminile (molto carina) di B.
La differenza è che dei suoi processi, dei reati che è accusata di aver commesso, dei suoi conflitti di interessi, della presunta strumentalizzazione della giustizia ucraina a fini politici, non so assolutamente nulla. Sono convinto che nessuno di quelli che oggi protestano conosce un solo atto dei numerosi processi cui è stata sottoposta; insomma nessuno è in grado di sapere se davvero, in Ucraina, si è realizzata una perversione dell’amministrazione della giustizia che si sarebbe piegata ai loschi fini dei suoi avversari politici.

Siamo sicuri che sia una guerra giusta? Oppure siamo come i cittadini di Roma che si preparavano a bruciare Roma dopo l’uccisione di Cesare? “Dunque amici andate a fare ciò che non sapete”, dice Antonio ai Romani (Shakespeare, Giulio Cesare). A meno che non ci si limiti alla protesta per i maltrattamenti.


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UMBRIA, POVERTA’ DILAGANTE E BOOM DI SFRATTI: ADDIO ALLA REGIONE DEL BUON VIVERE

CADE COSI’ UN MITO SOTTO I COLPI DELLA CRISI

C’era una volta la “Regione del buon vivere” per la qualità della vita. La crisi mette in ginocchio anche l’Umbria, dove aumenta il numero degli indigenti ed è boom di sfratti. L’Unione sindacale di base dirama numeri allarmanti.

LA POVERTA’ - Se tra il 2008-2010 i nuclei famigliari poveri erano circa 20.mila, il 5,5% -   nel 2011  l` ISTAT stima i nuclei famigliari poveri pari a oltre 36mila, quasi il 9%  ciò ci avvicina  a  alla media nazionale dell'11%. In uno stato molto grave di povertà vivono 6.300 famiglie 1,7 % di tutte le famiglie umbre, appena al di sopra della soglia di povertà vi è un altro 5 per cento pari a 19mila famiglie, considerando il reddito famigliare rischiano la povertà 109mila famiglie, il 10%.

GLI SFRATTI -  La crisi economica in Umbria (160 vertenze aperte - 41000 disoccupati - 13000 cassaintegrati- 27000 precari e scoraggiati, il tasso di occupazione è del 63% nella popolazione tra i 15 e 64 anni che è di 559.413) si sta avvertendo sempre più sul reddito delle famiglie con conseguenze come lo sfratto per morosità, il che fino a pochi anni fa, quasi del tutto inesistente.
L’abbandono di politiche abitative per la casa e l’affidamento al mercato immobiliare ha aggravato l’emergenza abitativa. In Umbria la stima di necessita d’alloggi popolari è di 10.000 alloggi, soltanto il 10% delle domande di alloggi popolari può essere soddisfatta, nel 2013 la richiesta di case popolari è aumentata del 25% rispetto all' anno precedente, consideriamo anche si registrano 42 mila vani sfitti invenduti.
L’Umbria si colloca al settimo posto tra le Regioni italiane per richiesta di sfratti.
Nella classifica delle città con il maggior numero di sfratti.
-  a Terni uno sfratto ogni 252 famiglie residenti e uno ogni 50 famiglie in affitto, 40 sfratti al mese,
 - a Perugia, uno sfratto ogni 280 famiglie residenti e uno sfratto ogni 56 famiglie in affitto, Perugia si colloca al decimo posto con 984 esecuzioni nel 2012
 Famiglie in condizione di fratto tot 1.391
- Perugia e prov. 932
- Terni e prov. 390
richiesta sfratti 1.035/ eseguiti 491 con un aumento per il 18,58% rispetto al 2011
In questa valutazione non sono censiti, famiglie o singoli che escono in silenzio, e con contratti in nero, dove i proprietari staccano acqua e luce per sollecitare i pagamenti, andando ad aumentare coabitazioni affollate o “residenti” in strada, roulette o macchina.
Nel 90% dei provvedimenti la causa è quella che ormai viene definita –morosità inconsapevole direttamente legata alla perdita di lavoro.
Secondo gli studi della regione nei prossimi tre anni saranno 4.500 gli sfratti esecutivi, uno ogni sei ore. Queste stime peraltro si inseriscono in un quadro nazionale che prevede almeno 300.000 sfratti verosimilmente eseguibili nei prossimi tre anni di cui 250.000 per morosità.

LE CRITICITA’ DEL PROVVEDIMENTO REGIONALE - La Regione Umbra governata dal centrosinistra in questi giorni sta attuando con il DGR n.987 del 09/09/2013 un – bando pubblico per individuazione degli immobili da riservare alla locazione a canone concordato per i nuclei in possesso di sfratto esecutivo per morosità inconsapevole – di cui Rifondazione Comunista forza di governo, si sta facendo divulgatore.
Entrando nel merito, il bando è riferito a proprietari in regola con tutti gli obblighi del pagamento imposte, non aver provvedimenti pendenti, non aver riportato condanne contro la pubblica amministrazione e lo stato degli immobili deve essere con certificazione in confermità ai sensi della vigente normativa, richieste conseguenti se, non consideriamo che oggi in questo stato di crisi, in cui siamo costretti a vivere, anche piccoli o medi proprietari, con un carico di tasse e norme notevoli, difficilmente possono rientrarci, cosa più probabile per i grossi gruppi immobiliari.
Il contributo viene dato direttamente ai proprietari, 200 euro per l affitto e 200 per la caparra se accetta un affitto inferiore al minimo, il contratto dura 24 mesi, al termine  il comune si fa garante della riconsegna (sfratto) dell immobile.
Il tempo di contributo è di 24 mesi, come se la difficoltà di mancanza di reddito sia temporanea…
Il bando è riferito a Famiglie con fratto esecutivo per morosità inconsapevole e non prevede una sospensione del provvedimento di sfratto, fino a quando non siano completate le procedure che consentono l accesso al contributo affitto.
Non si prevedono tempi rapidi e i provvedimenti di sfratto, continueranno nel frattempo ad essere emessi ed eseguiti, questa “soluzione” può risultare vana per molte richieste di contributo.
Un'altra norma discutibile del bando  che è riferito a famiglie con un reddito che non supera Euro 11.900 annui = 991 euro a famiglia al mese, quindi, in uno stato di povertà, tutti siamo consapevoli di quanto ci costa la vita, tra bollette, vitto, mobilita, elencando solo il minimo essenziale, in una famiglia  di due o tre componenti. Non si considera lo stato di disperazione e di stato di precarietà di una famiglia sottoposta a sfratto, come dicevamo, semmai, mettono pezze di breve durata.
Questi provvedimenti vanno ad alimentare la speculazione immobiliare che negli ultimi dieci anni ci ha imposto, anche in un mercato in stagnazione, un aumento del canone del 100% a fronte di retribuzione nette che, nello stesso periodo, sono al contrario diminuite.

LA PROPOSTA DELL’USB – L’USB avanza proposte alternative per mitigare il problema: visto lo stato di precarietà abitative la Regione dovrebbe attuare il blocco degli sfratti e studiare un piano di recupero  di edifici, caserme etc. per adibirle ad abitazione evitando di dare ancora terreno edificabile, visto che le colate di cemento stanno invadendo anche la verde Umbria, alle grosse imprese immobiliari che ci speculerebbero sopra per l’emergenza.
Avviare un piano Regionale di edilizia popolare, se gli enti proposti a farlo non fossero stati deviati dalle loro funzioni, come la Cassa Depositi e Prestiti che è finalizzata ad esempio a finanziare autostrade per l alta velocità, o che i soldi riscossi dalle Regioni non fossero bloccati per garanzia del pagamento del debito imposto dall Unione Europea.


(Fonte: Contropiano)
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POCHI ADDOBBI E MERCATINI: A NAPOLI IL NATALE E’ UN’OCCASIONE PERSA

IN VISTA DELLE FESTIVITA’ LA CITTA’ OFFRE POCO AI TURISTI, CHE VIRANO SU ALTRE METE O CI STANNO PER UN SOLO GIORNO

“Mo vene Natale, nun tengo denare, me leggio 'o giurnale e me vaco a cuccà” cantava Renato Carosone in una sua vecchia canzone tristemente attuale per la crisi asfissiante. E sembra quasi anche quello che sono costretti a fare i turisti che arrivano a Napoli per le festività natalizie, visto che la città offre poco, e i confronti con altre metropoli europee è imbarazzante. Infatti i dati sulle prenotazioni alberghiere ci dicono che i turisti preferiscono una “toccata e fuga”, ossia starci un giorno venendo dal mattino per poi andarsene la sera; con gravi ripercussioni sui profitti alberghieri. In genere scelgono Roma e poi passano qui una giornata. Ma anche Salerno, con la trovata delle luci natalizie che ormai dura da novembre a gennaio, sta deviando i turisti dalla città partenopea. Girando per le strade addobbate si vedono poche persone, perlopiù napoletani residenti o provenienti dalla Provincia.

UN PERCORSO LUMINOSO DI 20 KM- Venti chilometri di luci per festeggiare il Natale. Lunedì 30 novembre alle 17 in piazza del Plebiscito si sono accese le luminarie. Il percorso luminoso parte da piazza Trieste e Trento e arriva a piazza Bernini. Ecco alcune delle principali piazze e strade interessate: piazza Trieste e Trento, galleria Umberto I, via Toledo, da piazza Trieste e Trento fino a piazza Dante, piazza Dante, via Pessina, via del Duomo, corso Garibaldi, corso Umberto, piazza dei Martiri, via Calabritto, via Domenico Morelli, via Santa Caterina, via Filangieri, via dei Mille, via Vittoria Colonna, via Cervantes, via Incoronata, via del Carretto, via Guantai Nuovi, Palazzo San Giacomo, piazza Vanvitelli, via Scarlatti, via Alvino e via Merliani, via Luca Giordano, via Stanzione, via Solimena, scale Morghen, via Bernini.
Quest’anno la città ha luminarie tridimensionali, «installazioni nuovissime», spiegano al Comune. A Piazza Trieste e Trento si vedrà l’albero a sfere della lunghezza di 10 metri; a piazza dei Martiri ci sarà una slitta con renne della lunghezza di 20 metri, una più piccola sarà allestita in via Scarlatti. Altri alberi luminosi illumineranno piazza Vanvitelli, via Chiaia, piazzetta Santa Caterina a Chiaia e piazza Dante. Piazza Vittoria sarà adornata con palline giganti di 3 metri di diametro, come via Santa Brigida e via Verdi assieme alla galleria Umberto.
Il progetto del Comune in occasione del Natale è stato realizzato da Citelum e cofinanziato dalla Camera di Commercio. Saranno impiegate milioni di luci led di ultima generazione con bassi consumi.

LE CRITICITA’ – Non mancano le critiche. Intanto si è lasciata al buio la zona di San Gregorio armeno, proprio quella dei pastori, la più tipica della città. Infatti i commercianti il primo dicembre hanno spento le luci per protesta per 10 minuti alle 18. La Camera di Commercio che finanzia il progetto le ha accese solo dall’8 dicembre, così come ai Decumani.
Inoltre le periferie sono come al solito abbandonate. Eppure, come dicono i commercianti, anche loro pagano regolarmente le tasse come quelli situati al centro. Per non parlare della solita classificazione tra cittadini di A e B, che de Magistris sembrava voler finalmente piallare.
Mancano altresì attività che coinvolgano i turisti e quanti vengono dalla provincia. Su tutte, la carenza dei mercatini di Natale. A Vienna ad esempio si organizzano laboratori per bambini, dove imparano a fare dolci e decorazioni natalizie, mentre i genitori visitano la città.
Del resto gli spazi in città non mancano. Si pensi a Piazza Plebiscito (spesso deturpata invece da gazebo pubblicitari) , ma anche a Piazza del Gesù o a via Duomo tornata Ztl, a Castel dell’Ovo o al Maschio Angioino.

Naturalmente incide anche la questione sicurezza. Napoli è ancora vista come una città pericolosa. Troppi sono gli episodi incresciosi a danno dei turisti.

(Fonti: LaRepubblica)
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MICHELANGELO ANTONIONI: RITRATTISTA CRITICO DELLA BORGHESIA

NEI SUOI FILM NE SOTTOLINEO’ IL LATO IPOCRITA, INCOMUNICABILE, INDIVIDUALISTA

Mentre Vittorio De Sica e Roberto Rossellini descrivevano magistralmente l’Italia del dopoguerra, in piena crisi economica e sociale, Michelangelo Antonioni preferì concentrare la sua attenzione registica su una classe sociale che in fondo se la passava bene. Fin troppo, al punto da essere infelice proprio quanto quei diseredati raccontati dai primi due: la Borghesia. Antonioni ne ritrasse la noia, la paranoia, l’ipocrisia, l’individualismo, l’incomunicabilità, la cattiveria. Il suo primo film arriva nel 1950: Cronaca di un amore, dopo una serie di documentari. In questa pellicola mostra subito di avere le idee chiare e quale sia il percorso da seguire.

PRIMI FILM - Nel 1950 riesce finalmente a dirigere il suo primo lungometraggio: Cronaca di un amore, restaurato nel 2004, opera già personalissima in cui, all'interno di un solido intreccio noir, descrive la storia di un adulterio ambientata nel mondo dell'alta borghesia industriale lombarda. La scelta della descrizione di una torbida crisi di coppia rappresentativa di una certa società borghese del dopoguerra, è un'emblematica presa di distanza dai "soggetti populisti e pauperistici" del neorealismo per avvicinarsi ad un mondo rimasto fuori dall'obbiettivo cinematografico degli anni quaranta.
Negli anni seguenti dirige tre lungometraggi di assoluto valore, tutti ben accolti dalla critica ma non altrettanto apprezzati dal grande pubblico: I vinti, del 1953, sulla cosiddetta “generazione dei bruciati”, ossia la generazione del dopoguerra che già paventava una certa amoralità e un certo cinismo; La signora senza camelie, ancora del 1953, sui meccanismi sconcertanti che regolano il divismo cinematografico; Le amiche, del 1955, film tratto dal romanzo di Cesare Pavese Tra donne sole, sulla falsità dei rapporti personali che può portare anche a conseguenze estreme.
Con Il grido, film del 1957, affronta il tema dei cambiamenti socioeconomici degli anni ’50 e la crisi di coppia. L'insuccesso commerciale del film costringe il regista a dedicarsi brevemente al teatro e a collaborare più o meno anonimamente e comunque con scarso interesse a film altrui, spesso di irrilevante valore artistico.

LA TETRALOGIA DELL’INCOMUNICABILITA’- Ritorna al cinema nel 1960, con la sua celeberrima tetralogia dell’incomunicabilità: L'avventura, del 1960 (che nell'ottobre 1960 sarà sequestrato per qualche giorno dalla magistratura per oscenità); La notte, del 1961; L'eclisse, del 1962 (questi primi tre film sono a volte citati come la Trilogia della malattia dei sentimenti); Il deserto rosso, del 1964 (il suo primo film a colori).
In queste pellicole sono racchiusi i mali del ‘900: l’individualismo imperante, la crisi dei rapporti umani, il materialismo, il cinismo.

I FILM ALL’ESTERO, TRA ESPERIMENTI PSICHEDELICI E VISIONARI - Dopo la cosiddetta "tetralogia", Antonioni intraprende un'avventura decennale all'estero, girando in lingua inglese e con attori protagonisti stranieri, tre lungometraggi per il produttore Carlo Ponti: Blow-Up, del 1966, Zabriskie Point, del 1970 e Professione: reporter (The Passenger), del 1975.
Con Blow-up (anch'esso sequestrato dalla magistratura per oscenità nell'ottobre 1967) il suo pessimismo angoscioso si trasforma nel totale rifiuto della realtà in cui l'uomo vive: egli non è più in grado di stabilire alcun rapporto con ciò che lo circonda e anche le certezze più elementari sono messe in discussione.
Sulla stessa falsariga Zabriskie Point, incentrato sulla contestazione giovanile, nel quale Antonioni porta agli estremi il suo disprezzo nei confronti della società consumistica. In Professione: reporter, opera interessante dal punto di vista narrativo e straordinaria da quello figurativo col lungo e celebre piano sequenza finale, affronta l'impenetrabilità della realtà attraverso un repentino cambio di identità del protagonista.

ULTIME OPERE E ICTUS - Dopo cinque anni di silenzio creativo, torna alla regia con un film sperimentale per la televisione: Il mistero di Oberwald, del 1980, girato con innovativi ed anomali mezzi elettronici. Nel 1982 torna al cinema vero e proprio con Identificazione di una donna, dove mette in risalto la crisi sentimentale e comportamentale più di quella esistenziale.
Dopo la lavorazione di questo film, viene colpito da un ictus che lo priva quasi completamente dell'uso della parola e che lo lascia paralizzato dal lato destro. Assistito dalla seconda moglie Enrica Fico (sposata nel 1985), Antonioni si limita a dirigere qualche documentario e accetta di dirigere il videoclip di Fotoromanza per Gianna Nannini e uno spot pubblicitario per la Renault.
Nel 1995, nello stesso anno in cui gli viene assegnato il tardivo riconoscimento dell'Oscar alla carriera, torna dopo più di dodici anni dietro la macchina da presa assistito alla regia da Wim Wenders, suo grande ammiratore, con il film Al di là delle nuvole, dove traduce in immagini alcuni racconti del suo libro Quel bowling sul Tevere.
Nel 2004, il cortometraggio Il filo pericoloso delle cose, tratto da un altro episodio del libro Quel bowling sul Tevere, sarà inserito assieme ad altri due cortometraggi firmati da Wong Kar Wai e Steven Soderbergh, nel film Eros. Nello stesso anno dirige il suo ultimo documentario Lo sguardo di Michelangelo, film sul risultato del restauro atto a ripristinare l'aspetto e l'illuminazione originaria della Tomba di Giulio II e del Mosè della Basilica di San Pietro in Vincoli di Michelangelo Buonarroti.
Ormai estremamente limitato dalla malattia nella capacità di comunicare, si dedica negli ultimi anni alla pittura, esponendo in diverse mostre.

MORTE E TRIBUTI – Muore il 30 luglio 2007 nella sua casa romana, assistito dalla moglie, nello stesso giorno in cui scompare anche il regista svedese Ingmar Bergman. Viene sepolto, per sua espressa volontà, nel Cimitero Monumentale della Certosa di Ferrara.
In occasione dell'Oscar alla carriera fu aperto nella città natale del regista, Ferrara, il Museo Michelangelo Antonioni. Tale museo cinematografico avrebbe dovuto contenere alcuni documenti e materiali preziosi appartenuti al maestro ed assurgere a luogo culturale di divulgazione della sua opera, ma dopo varie traversie dovute all'esiguità della collezione ed alle condizioni precarie dell'edificio, il Comune di Ferrara ha deciso di chiuderlo definitivamente nel 2006.
A Busto Arsizio, luogo in cui il regista ricevette l'ultimo premio alla carriera (BA Film Festival 2006), è nato nel 2008 l'Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni (ICMA), per la formazione di nuove leve della cinematografia.
A partire dal 2010 il BIF&ST di Bari assegna al miglior cortometraggio – tra tutti quelli prodotti nell'anno che precede il festival - un Premio intitolato a Michelangelo Antonioni.
Nel marzo 2011, la nipote Elisabetta Antonioni, fonda l'Associazione "Michelangelo Antonioni" al fine di divulgare l'opera del maestro tra i giovani e di favorirne lo studio.
Il 29 settembre 2012 il Comune di Ferrara ha promosso una grande festa per il centesimo compleanno di Antonioni, nato a Ferrara.
A partire dal 2009 il Bif&st di Bari assegna un Premio intitolato a Michelangelo Antonioni per il miglior film di cortometraggio tra i film del festival.
Ferrara Arte organizza la prima mostra sulla sua opera: "Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti", Palazzo dei Diamanti, dal 10 marzo al 9 giugno 2013.


(Fonte: Wikipedia)
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SARDI, AMBROSOLI, NDRANGHETA, SVIZZERA: TUTTE LE GAFFE DELL’ARROGANTE LARA COMI

GIOVANE EUROPARLAMENTARE DI FORZA ITALIA, DA UN PAIO DI ANNI SI STA METTENDO IN LUCE NEGATIVAMENTE PER LE SUE USCITE POCO FELICI

Carina, giovane, spigliata, arrogante. Doti che da quelle parti sono molto diffuse. Lara Comi, trentun’anni il prossimo febbraio, europarlamentare nelle file di Forza Italia e del Partito popolare europeo, le ha tutte. Le quali le hanno fruttato una veloce e brillante carriera certo, ma anche una serie di imbarazzanti figuracce nei salotti televisivi, dove appare quasi tutti i giorni. La lista comincia a diventare altrettanto imbarazzante: iniziò con il passato di Umberto Ambrosoli figlio del Magistrato assassinato, poi si espresse sulla ‘Ndrangheta in Lombardia, ancora sulla Svizzera, sull’Imu e qualche giorno fa sui sardi. Colpiti drammaticamente già da una calamità naturale, si sono dovuti sorbire pure un suo giudizio fuori luogo.

IL CURRICULUM - Lara Comi è nata a Garbagnate Milanese, il 18 febbraio 1983. Si è laureata con lode in scienze economiche all'Università Cattolica e nel 2007 ha conseguito la laurea magistrale in economia dei mercati internazionali e delle nuove tecnologie all'Università Bocconi di Milano. Dopo aver effettuato un tirocinio presso il consolato dell'Uruguay in Italia, dopo la laurea ha svolto uno stage presso Beiersdorf Italia ed è stata brand manager per Giochi Preziosi.
Portavoce di Forza Italia a Saronno dal 2002 al 2005, diviene assistente di Mariastella Gelmini e nel 2004 a 21 anni coordinatore nella regione Lombardia di Forza Italia Giovani.
Alle elezioni politiche italiane del 2008 è candidata alla Camera dei Deputati nel collegio Lombardia 1, risultando terza non eletta. Alle elezioni europee del 2009 è eletta nella circoscrizione Nord-Ovest per il Popolo della Libertà con 63.158 preferenze. Ha registrato l'89% di presenze nelle sessioni plenarie del Parlamento Europeo (471-esima su 754 deputati). La più giovane parlamentare italiana del Partito Popolare Europeo, nel gennaio del 2010 è stata nominata coordinatrice dei giovani deputati del Ppe.
Nel 2012 è stata premiata dalla testata The Parliament Magazine con un MEP Award come miglior europarlamentare sulle tematiche del mercato interno e protezione consumatori. La giuria, costituita da altri europarlamentari, l'ha preferita a due colleghi.
Nel luglio 2013, è stata nominata co-presidente della commissione Sviluppo sostenibile, ambiente, politica energetica, ricerca, innovazione e tecnologia all’interno dell’Assemblea parlamentare mista euro-latinoamericana Eurolat; la nomina è avvenuta presso la città di Vilnius in Lituania paese di turno per la Presidenza UE.
Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia.

IL GIUDIZIO SUI SARDI - Durante il talk show mattutino Agorà , l’europarlamentare del Pdl è intervenuta sulle vittime dell’alluvione: «Come è possibile rifugiarsi in uno scantinato, qui manca un’educazione, l’abc delle norme di sicurezza, come uno che durante il terremoto va in ascensore». Il conduttore Gerardo Greco le ha subito fatto notare che la famiglia di Arzachena rimasta uccisa non si era rifugiata nello scantinato, ci abitava. «Sono stata fraintesa» si è difesa poi la Comi.

LA CRITICA AD AMBROSOLI - Esplora il significato del termine: Ancora in tv, questa volta su La7 a L’aria che tira . Si parlava del gesto di Umberto Ambrosoli che non ha partecipato al minuto di raccoglimento indetto per Giulio Andreotti dalla Regione Lombardia. «Il gesto di Ambrosoli io non lo condivido per nulla», dice la Comi. A quel punto Massimo Cacciari si scatenava: «Ma vogliamo scherzare? È comprensibile che Ambrosoli sia uscito dall’Aula per non commemorare Andreotti. Ma che ragionamenti sono? Ma lei conosce la storia italiana di quegli anni? Ne ha una vaga idea? Ci sono anche dei libri di storia, sa? Si informi. Anche se è giovane, beata lei, può anche leggere qualche libro». Per la cronaca, Andreotti era quello che di Ambrosoli diceva: «Era uno che se l’andava cercando».Ancora in tv, questa volta su La7 a L’aria che tira . Si parlava del gesto di Umberto Ambrosoli che non ha partecipato al minuto di raccoglimento indetto per Giulio Andreotti dalla Regione Lombardia. «Il gesto di Ambrosoli io non lo condivido per nulla», dice la Comi. A quel punto Massimo Cacciari si scatenava: «Ma vogliamo scherzare? È comprensibile che Ambrosoli sia uscito dall’Aula per non commemorare Andreotti. Ma che ragionamenti sono? Ma lei conosce la storia italiana di quegli anni? Ne ha una vaga idea? Ci sono anche dei libri di storia, sa? Si informi. Anche se è giovane, beata lei, può anche leggere qualche libro». Per la cronaca, Andreotti era quello che di Ambrosoli diceva: «Era uno che se l’andava cercando».

L’USCITA SULLA ‘NDRANGHETA IN LOMBARDIA – Siamo sempre in piena campagna elettorale per le Presidenziali in Lombardia. Nella trasmissione condotta da Michele Santoro, Anno zero, è Umberto Ambrosoli, il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, a spiegare di concordare con lei soltanto quando la Comi parla di un “problema di cultura. Su tutto il resto lasciamo perdere. Ma se è un problema di cultura, è proprio questa a dirci come la mafia arrivi laddove c’è una cultura dell’illegalità. Per questo si è seduta tra le poltrone della Giunta regionale lombarda”. La Comi non ci sta e chiede “se ci sia una condanna definitiva” che confermi le sue accuse. Ambrosoli insiste: “Un grandissimo numero di consiglieri e assessori sono indagati”.
Ed ecco che la Comi si rifugia dietro lo strano slogan secondo cui “non c’è alcun atto di giunta nel quale è prevista la ‘ndrangheta”, spiegando come Ambrosoli “colpisca persone che non hanno condanne definitive”.
In sala non manca l’ilarità di fronte alle dichiarazioni della Comi: “E ci mancherebbe”. E sui social network scoppia l’indignazione, mista al sarcasmo, sulle parole della Comi.

LA GAFFE SULLA SVIZZERA – Durate una puntata di Ballarò dello scorso luglio, la Comi comincia il suo sproloquio auspicando che l’Italia stringa al più presto accordi fiscali con la Svizzera per fermare gli evasori. Eppure proprio lei ha detto durante la stessa trasmissione che i ricchi scappano dall’Italia per via dell’assurda morsa fiscale che sono costretti a subire!
E, subito dopo, dice di sperare di riuscire a fermare le aziende italiane, soprattutto lombarde, che continuano a trasferirsi in Ticino. A parte che se delocalizzano le loro aziende in Ticino (ma non solo, vedi la Fiat che va in Inghilterra e la Husqvarna in Austria) un qualche motivo, magari riconducibile a quanto detto sopra, ci deve essere; sarebbe poi curioso sapere dalla Comi se il suo concetto di libera circolazione vale quindi solo per i frontalieri e i padroncini.

IMU SUI CASTELLI – Nella stessa puntata ha fatto anche un’altra gaffe: ci tenne a pronunciare la sua soddisfazione per il fatto che sia stata mantenuta l’Imu sui castelli, scatenando l’immancabile ironia del Web. Un commento su tutti apparso su Twitter: “acc… e io che ne ho due…”.

Lara Comi è considerata il volto nuovo in ascesa di Forza Italia. Le ragioni ci sono tutte.


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MENTRE IL MINISTRO BRAY FA LE GITE, CROLLA ANCHE LA REGGIA DI CASERTA

OLTRE A POMPEI, ANCHE LA REGGIA DI CASERTA COMINCIA A PERDERE PEZZI. IL SUO CV E’ DI CHIARA IMPRONTA POLITICA

La pioggia copiosa di qualche giorno fa ha fatto cadere l’ennesimo pezzo di Pompei. Una sorta di benvenuto al nuovo Ambasciatore Emanuele Filiberto. Ma questa, purtroppo ormai non è più una notizia. Lo è invece la chiusura del parco della Reggia di Caserta, mentre il Palazzo reale voluto da Carlo di Borbone nel 1765 è mortificato da impalcature e calcinacci. Le promesse del Ministro della cultura Massimo Bray, durante alcuni blitz nelle vesti di semplice turista, sono rimaste tali. Un galoppino di D’Alema beneficiario di varie prebende politiche.

LA REGGIA DI CASERTA TRA CROLLI E SQUALLORE - Dopo il cedimento in ottobre di un fregio ornamentale da un soffitto interno, due domeniche una forte raffica ha spalancato uno dei finestroni nella Sala Ellittica della reggia, rovesciando all'interno tutto il materiale sedimentatosi negli anni sul davanzale: pietre, detriti, qualche calcinaccio. Un imprevisto che ha immediatamente costretto la soprintendente Paola Raffaella David a chiudere l'area al pubblico. Una beffa se si considera che in questo mese si celebra il "Presepe borbonico" del diciottesimo secolo, custodito nella sala. Un colpo che si aggiunge al già forte calo di visite del 2013, che ha toccato l'apice la scorsa Pasqua con oltre il trenta per cento di turisti in meno.
Ma nella Reggia non è soltanto il marmo a scricchiolare. L'assenza di una manutenzione ordinaria al monumento che va avanti ormai da anni per mancanza fondi, non risparmia nemmeno il parco, "chiuso fino a data da destinarsi", come si legge anche negli avvisi sul sito ufficiale. La tempesta di domenica ha infatti recato danni ingenti agli oltre 130 ettari di bosco monumentale del palazzo, arrivando, secondo fonti interne, a sradicare addirittura 50 alberi,  molti dei quali secolari.
Eppure lo scorso giugno il ministro Massimo Bray, che aveva già visitato la Reggia di Caserta proprio all’indomani della sua investitura, aveva annunciato un decreto (convertito in legge ad ottobre) per la nascita della Soprintendenza di Napoli e Caserta, il polo musale per le residenze borboniche, che comprende anche il Museo di Capodimonte e altri spettacolari siti reali.
Oltre ai crolli, nella Reggia bisogna fare i conti anche con lo squallore generale in cui versa.

LE PROMESSE DEL MINISTRO - Nuovi fondi (si è parlato di oltre 90 milioni di euro) e nuovi progetti, tutti rivolti al restauro e alla manutenzione di questi monumenti (gran parte di questi rivolti proprio a Caserta). Ma al momento non si è mosso nulla ancora. Bray con le parole è bravo e bada molto all’immagine. Lo si è visto più volte apparire in qualche sito culturale nei panni di semplice turista in bicicletta. Non solo a Caserta, ma anche a Pompei e nel Parco dei templi di Agrigento. Però a parte le gite, ha fatto poc’altro.

UN CURRICULUM AMBIGUO - Chi è Massimo Bray? Nato a Lecce nel 1959, ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia nel 1984. Nel 1991 entra nell'Istituto della Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, come redattore responsabile della sezione di Storia moderna e nel 1994 ne diviene direttore editoriale.
Come e perché sia stato reclutato in veste di storico dalla Treccani, non è dato sapere. La biografia ufficiale nel sito del governo è avara di dati concreti, mentre largheggia in fronzoli. Non si capisce, per esempio, se sia laureato nel ramo storico o abbia approfondito la materia in studi successivi, così da giustificare l'assunzione. Neanche si afferra cosa abbia combinato dalla laurea nell'84 al primo impiego nel '91. La biografia parla per questi sette anni di «un itinerario da borsista», espressione mondan-turistica che evoca l'immagine di un chierico vagante per le strade d'Europa. Secondo il sito, ha usufruito di borse di studio a Napoli, Venezia, Parigi e Simancas. Per cosa e conto di chi è un mistero.
Le borse di studio, che si sappia, si ottengono da università, Cnr e simili istituzioni culturali. Chi le ha date a Bray per consentirgli di trotterellare a lungo prima di guadagnarsi da vivere con un normale lavoro? Ha per caso messo a frutto le ricerche con libri, saggi, articoli? Vattelapesca. Solo il soggiorno a Simancas, villaggio castigliano di tremila abitanti, ci dà una traccia. Costà ha sede, infatti, l'Archivio di Stato spagnolo che, ovviamente, ha attinenza con la Storia.
Massimo è tuttora dipendente della Treccani, dove ha collaborato alla digitalizzazione delle enciclopedie treccanesche. Quale sia stato, in quest'ambito, il suo reale contributo è, al solito, indecifrabile. Secondo la nota scheda, «ha seguito l'apertura al web con grande entusiasmo». Significa che ha materialmente fatto qualcosa o si è limitato a gridolini e salti di gioia? Vai a saperlo.

ALTRI INCARICHI AVUTI DAL DUO D’ALEMA-AMATO - Si è invece dimesso da un'altra curiosa prebenda ottenuta grazie al milieu pugliese di D'Alema: la presidenza de «La Notte della Taranta», fondazione che organizza nella Grecìa salentina un danaroso Festival di musica popolare, dedicato - nientemeno - che al recupero della pizzica. A dargli l'incarico anni fa furono i cacicchi locali di Baffino - Sergio Blasi e Salvatore Capone -, gli stessi che in febbraio lo hanno catapultato in Parlamento, per poi farlo Ministro.
Alla Treccani il forse storico ha frequentato Giuliano Amato, che presiedeva l'Istituto fino a una settimana fa quando è passato alla Consulta. Amato era anche socio della fondazione di D'Alema, Italianieuropei. Così, con la doppia protezione di Max e Giuliano, Massimo è diventato anche direttore dell'omonima rivista. Poi, come una ciliegia tira l'altra, Lucia Annunziata - che avendo in D'Alema il proprio faro, pensava di fargli cosa grata - ha offerto a Bray una rubrica sull'Huffington Post, il giornale digitale, affiliato alla catena dell'Espresso debenedettiano, che dirige. Collaborazione che Massimo ha proseguito imperterrito dopo la nomina ai Beni Culturali. Quindi, oggi abbiamo un ministro schierato con un gruppo editoriale e, se non scrive gratis, a libro paga del medesimo.

Quando questo Paese dalle inestimabili risorse culturali avrà un Ministro dei beni culturali all’altezza? Forse mai, perché sarebbe scomodo e incontrollabile.


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