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BOLIVIA: IL MIRACOLO ECONOMICO DI CUI NESSUNO PARLA

LE NAZIONALIZZAZIONI MESSE IN ATTO DAL PREMIER EVO MORALES IN 7 ANNI DI GOVERNO HANNO PORTATO A RISULTATI SORPRENDENTI

Mentre il Venezuela ha perso il suo vate del Socialismo reale, Hugo Chavez, trovando però in Maduro un successore ancor più agguerrito e determinato, la Bolivia fa registrare risultati economici sorprendenti sempre a colpi di Nazionalizzazioni. Con le politiche messe in campo da Evo Morales eletto nel 2006, lo Stato boliviano controlla ora il 38% dell’economia nazionale (mentre quando si è insediato la quota era del 15%), con il Pil che è perfino quadruplicato.

L’ESPROPRIO FORZATO - Esponendo il modello economico boliviano all’Universidad Gabriel René Moreno di Santa Cruz, motore economico del paese e roccaforte dell’opposizione conservatrice, il vice presidente Álvaro García Linera ha precisato che sono state nazionalizzate in modo progressivo le imprese-chiave dell’economia. In complesso sono state una ventina, fra cui quelle degli idrocarburi, delle telecomunicazioni, dell’elettricità, delle attività minerarie, della gestione degli aeroporti, della produzione del cemento.
Ma c’è l’inevitabile altra faccia della medaglia. Molte di queste aziende non hanno ancora ricevuto le compensazioni dovute per le espropriazioni e hanno intrapreso azioni giudiziarie internazionali contro lo Stato o hanno minacciato di farlo.

GLI EFFETTI ECONOMICI POSITIVI- García Linera ha motivato le nazionalizzazioni affermando che per la Bolivia era essenziale trattenere le eccedenze dei diversi settori e trasformarle in “motore dell’economia nazionale”, che quest’anno registrerà una crescita del 6,8%, la più alta in 28 anni. In vice presidente ha insistito sostenendo che la crescita non può essere spiegata solo dall’aumento degli introiti del gas esportato in Brasile e Argentina, ma bensì individuata nel cambio del regime di proprietà delle aziende strategiche.
Circa otto anni fa il Pil boliviano era stimato in 8 miliardi di dollari; oggi si aggira sui 32 miliardi di dollari.

UN PAESE DALLE GRANDI POTENZIALITA’ NON SFRUTTATE - La Bolivia ha uno dei redditi pro-capite tra i più bassi del continente. Questo dato contrasta con la grande ricchezza di risorse naturali e la scarsa densità della popolazione, che potrebbe far pensare ad una maggior disponibilità economica per gli abitanti. Le ragioni sono evidentemente da individuarsi nell'arretratezza del sistema produttivo e sociale, ancora fortemente basato su agricoltura, pesca e allevamento. Senza dubbio ciò è dovuto all’evidente instabilità politica che ha da sempre caratterizzato il Paese, in balia di continui colpi di Stato, sommosse e dimissioni. Con Morales si è intrapreso un cammino se non altro ben delineato, che solo la Storia potrà giudicare.


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VOLEVATE DISTRUGGERE QUESTO RAGAZZO CON INVEGA E ABILIFY? MI DISPIACE CARI PSICHIATRI, LA CONSAPEVOLEZZA HA VINTO

LETTERA
GRAZIE PIETRO
Inizio in modo così semplice queste mie righe.
Grazie a una persona speciale come poche, una persona così SCHIETTA e CHIARA nelle parole e nella forma, una persona che pur non conoscendoci , ci ha accolto, ci ha ascoltato, ci ha consigliato, ci ha seguito, è stato presente a ogni squillo di telefono.
Grazie a una persona che non ringrazierò mai abbastanza per aver salvato me e mio figlio da un futuro che non si può sapere come sarebbe stato, magari sempre in compagnia di psichiatri e psicofarmaci che altro non fanno se non annientare le persone.
Grazie al giorno che l'ho incontrata che da subito si è mostrato una splendida persona, sempre molto disponibile e gentile. 
Per tutti i lettori voglio riassumere brevemente la mia storia iniziata con un episodio psicotico molto probabilmente a seguito di cannabis, ci siamo recati in pronto soccorso dove hanno proposto il ricovero in psichiatria. Noi alle prime armi con questi eventi abbiamo accettato.  Subito ansiolitici, antipsicotici e quant'altro, l'episodio è rientrato subito. Forse una piccola cura sarebbe pure servita, ma non continuata.
Con il passare del tempo sembrava migliorasse, invece ci rendevamo sempre più conto era soltanto lobotomizzato, sonnolento, apatico, svogliato, senza nessun entusiasmo, senza nessun sorriso, senza nessuna emozione, non gradiva nessuna compagnia, parlava pochissimo .....
Non riuscivo a darmi pace nel  vedere mio figlio in quello stato e inoltre non vedevo chiaro né nella malattia né sulla cura che stava portando avanti, più andava avanti con la terapia e più saltavano fuori effetti collaterali di ogni genere e nessun miglioramento, per contrastare gli effetti collaterali venivano aggiunti altri farmaci.
Fortunatamente sono arrivata a questo blog che mi ha subito fatto pensare. Grazie al maresciallo Bisanti, adesso mio figlio sta tornando piano piano alla sua vita di prima, sorride, si arrabbia,  va al lavoro e riesce ad eseguire delle commesse, si muove diversamente , parla diversamente....
Non so dove saremmo andati a parare, per quanto tempo avremmo continuato ad assumere psicofarmaci se non avessimo incontrato il Maresciallo Bisanti che, come dice lui, altro non è che un carabiniere.........
So soltanto e lo dico ad alta voce che GRAZIE a una persona come Lui stiamo uscendo dalla situazione più nera che io abbia mai provato e vissuto.
Un Cordiale Saluto
Maria Rosa 
RISPOSTA
Gent.ma Maria Rosa, pubblico questa testimonianza non per vanità, ma per far capire ancora una volta come la consapevolezza possa trionfare sull'arroganza della moderna psichiatria, ormai diventata una demoniaca dispensatrice di pillole di morte.
Ricordo ancora quando mi ha chiamato disperata e speranzosa durante lo scorso mese di agosto, e quanti passi abbiamo fatto insieme.
Avete avuto il coraggio di prendervi la responsabilità, tutti insieme, di uscire dal tunnel degli psicofarmaci: io vi ho fornito solo delle linee guida, il resto lo ha fatto l'amore per vostro figlio.
Che questo articolo venga affisso ovunque gli psicofarmaci la fanno da padrona. 
Non dovete credere a questo piccolo uomo che medico non è. Ma nessuno, dico nessuno, potrà mai togliervi la libertà di informarvi.
Pietro Bisanti

Per tutti: a breve uscirà il mio primo libro "ASSASSINI IN PILLOLE: La psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere": prenotazioni a pbisant@hotmail.com

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L’8 DICEMBRE L’ITALIA SI BLOCCHERA’, MA NESSUNO NE PARLA

A ORGANIZZARE LA PROTESTA IL MOVIMENTO DEI FORCONI, CHE VUOLE RIPETERE A LIVELLO NAZIONALE LO SCIOPERO CHE FERMO’ LA SICILIA NEL GENNAIO 2012

Dal prossimo 8 dicembre, ore 22, l’Italia rischia la paralisi. Da Bolzano a Lampedusa tante sono le adesioni ai blocchi stradali organizzati dal Movimento dei forconi, che torna più agguerrito che mai. E se un inizio è stato deciso, la fine non ancora. A scendere in strada saranno varie categorie, messe in ginocchio dalla crisi certo, ma anche da una politica autoreferenziale e indifferente, che spreca i fondi pubblici per le spese personali dei propri rappresentanti. I media hanno dato poco risalto a questa manifestazione, che ricorda quella che bloccò l’Italia contro il Governo Monti.

I MOTIVI DELLA PROTESTA - I motivi della rabbia sono sempre gli stessi: «Ci hanno accompagnati alla fame, hanno distrutto l'identità di un Paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni», recita l'annuncio dello sciopero, che si scaglia contro la politica italiana e non solo. Accuse pesanti sono rivolte, infatti, anche all'Unione europea e alla moneta unica.
A guidare la protesta, portata avanti soprattutto sui social network, sono camionisti, agricoltori, disoccupati. Che presenteranno le loro richieste «solo quando i poteri saranno in ginocchio».
Mariano Ferro: «Ora la politica deve passare ai fatti. Lo Stato non ci fa scegliere chi ci governa, ci tartassa con le tasse, le grandi aziende finiscono all'asta». E, ancora, «è stata tolta l'assistenza ai disabili mentre le pensioni d'oro e i costi della politica restano uguali», spiega a Lettera43.it Mariano Ferro, leader del movimento siciliano. «Le nostre aziende vengono derise dai cinesi. I cittadini chiedono a gran voce di passare ai fatti».
Per questo, secondo Ferro, «la protesta non può essere democratica e pacifica. Continuerebbero a prenderci in giro. Ormai la macchina della rivolta è partita e questa volta speriamo che non ci scappi il morto».
Il numero uno dei Forconi siciliani tiene poi a precisare che il governo non ha dato loro un'altra scelta. «In tutte le salse abbiamo avvisato il ministro degli Interni, Angelino Alfano di non mettersi contro di noi. Ci diranno che non è legale? Bè, quello che sta facendo lo Stato italiano a tutti noi è legale? Qui c’è gente che si uccide, non ce la fa ad andare avanti, a cui viene pignorata la casa dopo 50 anni di lavoro. Tutto questo deve finire».

LA STORIA DEL MOVIMENTO - Il movimento dei Forconi nacque nell’estate del 2011 ad Avola, dopo la visita dell’allora ministro all’Agricoltura Saverio Romano. Proprio in quella giornata il movimento rivendicò le sue richieste: la defiscalizzazione dei carburanti e l’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano che prevede di trattenere sull’Isola le imposte sulle imprese che hanno stabilimenti e impianti sul territorio regionale.
Davanti al nulla di fatto, il 16 gennaio 2012, il movimento predispose blocchi stradali in ogni parte dell’Isola a cui parteciparono, oltre che agricoltori, allevatori, pescatori e autotrasportatori anche commercianti, semplici cittadini e studenti. Tutti uniti contro le politiche del governo Monti e dell'ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo. A causa dei blocchi, molti distributori esaurirono le scorte di carburante, i supermercati si svuotarono e cominciarono a scarseggiare i beni di prima necessità.
Dopo cinque giorni di caos, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, denunciò infiltrazioni mafiose all'interno del movimento. Dichiarazione confermata anche dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, che parlò di «giustificato allarme». E alla quale Martino Morsello, rappresentante dei Forconi, rispose: «Si facciano i nomi senza essere omertosi davanti ai siciliani».

DELUSI DAL M5S -  E dire che di acqua sotto i ponti ne è passata dai primi blocchi che misero in ginocchio la Sicilia. Ma nulla, secondo Ferro, è cambiato nei fatti, nonostante il Movimento 5 stelle, il governo Letta e il governatore di centrosinistra Rosario Crocetta. Anzi. «La situazione si è aggravata», tuona il capo protesta. «Il nostro movimento quando si è presentato alle scorse elezioni regionali, sapeva di perderle. La nostra è stata solo una provocazione. Per questo speravamo sulla componente politica del M5s. Ma ora crediamo che i grillini, come tutti i politici, servono a ben poco».


(Fonte: Lettera43)
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ZOLOFT E VOGLIA DI UCCIDERE IL MIO PSICHIATRA

Gianluca Melappioni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "ACCOLTELLA LA FIGLIA E SI UCCIDE: IL RAPTUS NON ES...": 

ho avuto un ricovero in psichiatria nell'aprile 2011, volontario nel senso che avendo avuto un momento di depressione dopo diversi anni che non lo avevo e che non avevo mai provato a curare in qualche modo volevo andare a fondo a questa cosa facendomi anche una TAC al cervello avendo avuto qualche problema umorale fin da bambino, mi avevano detto che sarei stato pochi giorni lì... risultato: al PRIMO ricovero in vita mia (e spero ultimo) rimasto lì 3 settimane, imbottito di antipsicotici e antidepressivi (Zyprexa Risperdal En...) iniziati ancora prima di fare colloquio con la psicologa lì dentro, uscito di lì stato sempre più male, dismesso assunzione farmaci di mia volontà senza essere minimamente informato dell'effetto rebound, collegato ad uno psichiatra esterno altro farmaco Zoloft del tutto inutile, se non dannoso, pensieri ossessivi suicidi e omicidi nei confronti di quello psichiatra (un giorno fissavo i coltelli in cucina pensando a questo...), interrotto pure quello e mi ci sono voluti mesi per uscirne e stare meglio, e secondo quel medico stavo male solo perché ero depresso di mio, ma vafff... dopo la prima crisi in ospedale stavo già meglio prima di assumere i farmaci che mi hanno incasinato completamente, questi non sanno manco come funzionano ste droghe, o forse lo sanno sin troppo bene e ci giocano sopra con i pazienti come cavie?? 


Postato da Gianluca Melappioni in ALIMENTAZIONE E SALUTE di PIETRO BISANTI alle 29 novembre 2013 01:38


RISPOSTA

Buongiorno sig. Melappioni,
e grazie del suo commento e di aver voluto condividere la sua esperienza personale.

Dopo un periodo di assenza forzata dovuta a ritmi di lavoro insostenibili, riparto da dove mi sono fermato, e cioè all'abominevole sfacelo che la moderna psichiatria sta compiendo davanti agli occhi di tutti.

Veniamo a noi: via la lobotomizzazione, e vediamo le cose per quello che sono.

Quale bambino oggi non ha problemi umorali?

Vaccini, medicine pediatriche, e quintalate di cibo spazzatura pieno di zuccheri artificiali sono il mix perfetto per rendere la generazione futura un ammasso di flaccidi e depressi zombie.

E lei, vittima anch'ella di questo mondo moderno che vuole farci credere che i problemi si possano risolvere con un controllo medico, ha deciso di finire direttamente e volontariamente fra le fauci della bestia.

Che invece di ascoltarla, capire le possibili cause organiche alla base del suo disturbo psichiatrico, hanno optato per fare quello che sanno fare meglio (che è poi l'unica cosa), e cioè bombardarla di psicofarmaci.

Fortunato è stato il suo psichiatra, che è riuscito a salvarsi solo ed unicamente perché il suo cervello non era stato ancora completamente controllato dallo Zoloft, antidepressivo della categoria SSRI (selettori della ricaptazione della serotonina) e facente parte di una serie di farmaci similari ormai noti per essere la causa di atti di natura violenta contro se stessi e gli altri.

Lo dica invece alle migliaia di madri che sotto questi farmaci ammazzano i loro figli, alle migliaia di persone che sotto questi farmaci si impiccano senza motivo apparente, alle migliaia di mariti che sterminano la propria famiglia.

Ogni singolo giorno, quale operatore delle Forze di Polizia con una ventennale esperienza alle spalle, mi accorgo di come dietro il 90 per cento delle liti, dei dissidi, degli atti di natura violenta ci siano sempre le droghe, sia quelle da strada che quelle legali, quali sono gli psicofarmaci.

L'unico e il solo modo di guarire è attraverso il binomio da me coniato che è "cibi puliti-pensieri puliti": tutto il resto significa giocare bendati con le milioni di sinapsi cerebrali, di un organo che è e rimane praticamente sconosciuto.


Pietro Bisanti

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PARMA, BEFFA A 5 STELLE: DOPO AVVIO INCENERITORE NON FUNZIONA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

MA L’AMMINISTRAZIONE PIZZAROTTI INCOLPA I CITTADINI INCIVILI

Mentre domenica pomeriggio Beppe Grillo dalla piazza della “sua” Genova sferzava di nuovo la politica, proponendosi come il nuovo che avanza e la panacea ai mali di questo Paese, nella città che amministra da un anno e mezzo, Parma, si vedono apparire sacchetti di rifiuti per strada. Una beffa che viene dopo il danno rappresentato dalla riaccensione del tanto discusso inceneritore, punto che i penta stellati avevano reso proprio cavallo di battaglia in campagna elettorale. La raccolta differenziata, presentata come alternativa all’inceneritore, infatti stenta a decollare.

MA L’AMMINISTRAZIONE COLPEVOLIZZA I CITTADINI - Per ora le conseguenze più tangibili nei quartieri in cui è arrivato il nuovo sistema sono le montagne di spazzatura abbandonate di fianco ai pochi cassonetti rimasti, trasformati in micro discariche a cielo aperto da chi, per non sottostare alle nuove regole della differenziata “spinta”, invece che esporre i vari sacchetti per il riciclo di fronte al proprio civico, preferisce trasportarli direttamente in auto negli isolati vicini. Una “guerra” dell’immondizia che ha scatenato non poche polemiche a Parma, con i cittadini sempre più agguerriti contro il porta a porta.
La colpa però, secondo l’amministrazione Cinque stelle, non è da individuare nel nuovo sistema di raccolta o in Iren, la multiutility che ha in gestione inceneritore e raccolta dei rifiuti, ma nei cittadini. “Si abbandonano rifiuti anche a fianco dei cassonetti, che presto spariranno, sintomo di un problema sociale di inciviltà, non di raccolta” ha commentato il sindaco Federico Pizzarotti sui social network di fronte a una delle tante segnalazioni di rifiuti abbandonati in città.

GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI E QUELLI FUTURI - Vero è che la raccolta differenziata dall’arrivo dei Cinque stelle è aumentata di 7 punti percentuali, passando dal 48 per cento al 55 per cento in ottobre, e che di questo passo l’obiettivo di raggiungere il 70 per cento entro il 2015 sembra più che certo. Ma è anche vero che, a fronte di tanti sacrifici per adeguarsi al nuovo sistema, la cittadinanza per ora non ha avuto benefici concreti.
La raccolta differenziata porta a porta era stata introdotta in origine dall’ ex sindaco Pietro Vignali come esperimento in uno dei tredici quartieri di Parma. In un anno e mezzo di governo Pizzarotti è riuscito ad estenderla ad altri sei ed entro la fine di giugno 2014 arriverà anche alle frazioni alle porte della città. Ma il percorso non sembra affatto in discesa, tanto che per risolvere il problema del degrado e del decoro urbano dovuto al nuovo sistema di raccolta, in alcuni quartieri il Comune ha dovuto istituire un tavolo di controllo permanente congiunto insieme a Iren, polizia municipale, agenti ambientali e settori Abusi e Ambiente.
L’obiettivo è sensibilizzare la cittadinanza, ma anche punire con sanzioni chi trasgredisce portando i rifiuti nei quartieri vicini, dove non è ancora in vigore il porta a porta.


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perchè il mese di dicembre e l'atmosfera natalizia mi piacciono cosi tanto.

siamo già al 2 dicembre e in giro si respira già il clima natalizio.
in questi giorni devo fare assolutamente un salto alla fiera dell'artigianato qui a Milano che per me è un rito annuale da non perdere. tutte quelle bancarelle mi mettono di buon umore,poi si sa, credo che a noi donne metta di buon umore tutto ciò che riguarda lo "shopping" in generale. ma credo che questa mia passione per le bancarelle e per gli stand di articoli artigianali sotto Natale, provenga da lontano. da quando fin da piccola giravo con i miei genitori per il centro della mia città o quella dove abitavano i miei nonni.. 
con l'arrivo di natale si presenta puntualmente il problema regali. che poi ormai i gusti dei  miei genitori e mio fratello li conosco bene, quelli delle mie amiche, dopo 7 anni di conoscenza, anche. sto pensando invece a cosa fare al mio ragazzo. 
a volte penso sul serio che sia più semplice fare regali a noi donne. se ci pensate sono sempre quelle le cose che si possono regalare gira e rigira. invece per quanto il mio ragazzo abbia diversi interessi, non riesco ancora a trovare qualcosa di originale da fargli. 
diciamo che ho ancora tempo per pensarci e per girare e rigirare negozi e farmi un'idea con quello che c'è in commercio. qualcosa mi inventerò, conta il pensiero si dice. 
intanto manca meno di un mese e mezzo anche al mio compleanno e a parte il fatto che non mi sembra affatto che debba compiere 19 anni, son contenta perchè questo sarà già il terzo compleanno dopo il mio ritorno alla vita normale e sembra stupido, ma da allora per me ogni compleanno assume un valore diverso. come se fosse un anno in  più conquistato e meritato.
due anni fa,poi, esattamente il 3 dicembre 2011, venivo finalmente dimessa dall'ultimo ricovero in ospedale a causa di complicanze dovute alla radioterapia e tornavo finalmente alla mia vita normale con i primi capelli esplosi letteralmente durante il periodo di ricovero e che mi facevano passare tutto il tempo difronte allo specchio con gli occhi luccicanti di gioia. 
sembravo un pupazzetto, ero ancora fragile e piuttosto traumatizzata dall'esperienza vissuta ma tremendamente felice di essere tornata a casa. 





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PARKINSON: UN DISPOSITIVO ITALIANO FA NUTRIRE NUOVE SPERANZE

La sperimentazione è tutta italiana, per opera di ricercatori del Policlinico di Milano, i quali hanno ideato un dispositivo intelligente di stimolazione cerebrale

malgrado la scarsità di fondi, gli scienziati italiani continuano a mettersi in luce per le proprie ricerche e i risultati lusinghieri; ssenza bisogno di dover espatriare per poterli ottenere, diventando altrimenti parte dei tanti “cervelli in fuga”. E’ il caso di un team di una ventina di giovani ricercatori, dai 25 ai 40 anni, tutti formatisi all’Università Statale e al Politecnico di Milano; molti dei quali sono confluiti e hanno dato vita a Newronika, una piccola società spin off cui partecipano il Policlinico di Milano e l’Università degli Studi di Milano. E’ composta da neurofisiologi, neurologi, ingegneri biomedici, neuropsicologi e bioinformatici, è titolare di brevetti, ha un bilancio in attivo, e oltre a partecipare a questa sperimentazione, realizza anche sistemi di neuromodulazione non invasiva in tutto il mondo. Per dieci hanno lavorato, ideando e testando prototipi altamente avanzati in un laboratorio senza finestre, nei sotterranei del Policlinico di Milano, con mezzi scarsi e pochi fondi. Il risultato è che si sta sperimentando, primi al mondo, un dispositivo intelligente di stimolazione cerebrale adattativa profonda, che si adatta automaticamente alle condizioni del malato di Parkinson.

IL BREVETTO - Tutto è iniziato dieci anni fa, quando Alberto Priori, professore di Neurologia dell’Università degli Studi di Milano, ebbe l’idea di creare un dispositivo che migliorasse quelli attualmente in uso di dbs, ossia deep brain stimulation, cioè di stimolazione cerebrale profonda, per i malati di Parkinson. “Negli ultimi vent’anni si è usata la dbs – spiega – con l’impianto di elettrodi intracerebrali, che però, pur consentendo ai malati di avere una buona qualità di vita, non è in grado di gestire completamente le fluttuazioni tipiche della malattia di Parkinson. I pazienti in pochi minuti passano infatti da una condizione di blocco assoluto del movimento a movimenti violenti. Da qui l’idea di realizzare un sistema che non fosse regolato su un livello ‘medio’ per tutte le situazioni, ma che si adattasse alle fluttuazioni della malattia”.
Al momento di presentare la domanda di brevetto del dispositivo, poi spiegato su varie riviste scientifiche tra cui ‘Experimental neurology’, ricorda Priori, “mi presero un po’ per pazzo, ma avevo due giovanissimi dottorandi con me, e siamo andati avanti. Uno dei due ora è professore negli Stati Uniti, mentre l’altro è l’amministratore delegato di Newronika”.

PRIMI RISULTATI INCORAGGIANTI- A settembre è partita la prima fase della sperimentazione su dodici pazienti, che si concluderà nel primo trimestre 2014. I risultati sul primo paziente dell’applicazione di questo dispositivo sono stati appena presentati al congresso della Società italiana di Neurologia all’inizio di novembre, e sono incoraggianti. In questa prima fase i pazienti indossano un sistema esterno per 120 minuti in una giornata, e per altri due giorni viene confrontata l’efficacia di questo dispositivo con quello tradizionale.
Nella seconda fase si indosserà il dispositivo per uno o più giorni, e nella terza fase verrà impiantato il sistema miniaturizzato sottocute. La sperimentazione è stata approvata anche dal ministero della Salute e finora, in questi dieci anni, la ricerca è stata pure ‘low cost’, 800mila euro, tutto compreso.
L’entusiasmo non manca, nonostante le difficoltà, come racconta Manuela Rosa, 30 anni, ingegnere biomedico e con una borsa di studio presso il Policlinico. “Non abbiamo un contratto stabile, i mezzi e i fondi sono scarsi – riconosce – ma portiamo avanti grandi progetti. La cosa più bella è vedere la fiducia con cui i pazienti durante la sperimentazione si affidano a noi, e i loro miglioramenti. Questo ci dà la forza di andare avanti. Adesso, per me, non avrebbe alcun senso andare all’estero”


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