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IN INDIA FINALMENTE APPROVATA LA PENA DI MORTE PER GLI STUPRATORI


MA LE ATTIVISTE SI LAMENTANO PERCHE’ NON PUNIREBBE LO STUPRO DEL CONIUGE

Negli ultimi mesi l’India è diventata protagonista mondiale in negativo per i ripetuti casi di stupro verificatisi nel Paese. Le donne hanno chiesto con forza che venisse proclamata la pena di morte per i violentatori, al fine di fermare l’incresciosa escalation. Il Governo in carica le ha finalmente ascoltate, dopo il caso di una ragazza di 23 anni uccisa dopo uno stupro a Dehli. Ma c’è ancora qualcosa che non va.

LA PENA DI MORTE -  Il presidente dell’India, Pranab Mukherjee, ha approvato il decreto che comprende la pena di morte contro gli autori di violenze sessuali. Nel riferirlo, il ministro indiano delle Finanze, Palaniappan Chidambaram, ha reso noto che «la condanna a morte sarà prevista come il massimo della pena, nei casi di stupro e conseguente morte o coma prolungato della vittima». La pena capitale verrà prevista anche nel caso di una seconda condanna con l’accusa di violenza sessuale o violenza sessuale aggravata. Pene più severe sono state inoltre introdotte contro il voyeurismo, lo stalking e le aggressioni con l’acido.

COSA NON VA - I gruppi per la difesa dei diritti delle donne hanno criticato le nuove misure, dal momento che «non tengono conto del rapporto presentato dall’ex giudice J. S. Verma, a capo di una commissione per la modifica delle leggi antistupro». La nuova legislazione non riconosce, secondo quanto osservato dalle attiviste, lo stupro commesso dal coniuge come un reato e non si pronuncia su tutti quei casi di politici accusati di reati a sfondo sessuale, candidati alle elezioni. Secondo Chidambaram, invece, «le nuove leggi tengono conto della maggioranza dei punti discussi dalla commissione capeggiata da Verma». «Il Parlamento avrà poi sei mesi per la ratifica delle nuove leggi, in vigore già da oggi», ha concluso il ministro.

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GLI STRANIERI SCAPPANO DALL’ITALIA


SONO IN MIGLIAIA QUELLI TORNATI IN PATRIA O EMIGRATI IN AFRICA E SUDAMERICA

Dopo un ventennio di continui arrivi, con interi quartieri in varie città italiane divenuti tante piccole Chinatown, i cinesi stanno lasciando il nostro Paese la cui economia è ormai in putrefazione. E così chiudono negozi di abbigliamento e casalinghi, resistono i ristoranti. Preferiscono nuovi Eldoradi, come l’America latina o perfino l’Africa settentrionale. O tornare nel proprio Paese, da anni superpotenza economica. Non si riesce ancora a capire se queste partenze siano definitive; talvolta riguardano solo alcuni membri della famiglia.
Ma non solo i cinesi lasciano il nostro Paese; bensì un po’ tutti gli stranieri. All'Anagrafe per la prima volta si registra un calo delle iscrizioni, e aumentano le cancellazioni, con un'impennata del 15,9 per cento in un anno. I dati, riferiti al 2011, terzo anno della crisi, sono stati raccolti dall'Istat, e la Fondazione Moressa ha cercato di studiarli per capire di cosa si tratti.

PRENDIAMO ROMA COME CAMPIONE- Lucia King, da anni ponte tra la comunità cinese e il paese Italia: «Quanti sono andati via? Difficile dare i numeri…Duemila, tremila?». E’ Sarah Fang della rivista Il tempo Europa Cina ad ammettere per prima il nuovo fenomeno. «E’ vero, tanti negozi di connazionali sono ormai chiusi, basta fare un giro per i quartieri a piu alta presenza cinese – spiega la giornalista - . Lo stesso sta avvenendo anche in Spagna, per quel che so».
«I nostri tornano in Cina, la maggioranza nella regione dello Zehjang di cui sono originari - prosegue Fang -, sono perlopiù uomini adulti che tornano a casa a cercare un lavoro nell’economia che tira in madrepatria, lasciano qua la moglie e i figli che vanno a scuola. In altri casi resta qua il marito e la famiglia torna dai parenti in Cina. E poi ci sono famiglie intere che se ne vanno. Su seicento esercizi che ci sono intorno a piazza Vittorio, secondo me il 10% ha chiuso…».
Lucia King cerca anche lei di fornire una stima, riguarda la prima comunità arrivata a Roma e che appare la più colpita dalla sindrome ritorno. «Penso che il 60% dei primi cinesi arrivati a Roma se ne sia ormai tornato in Cina – spiega -. Non è solo una partenza definitiva, c’è anche chi fa avanti e indietro in attesa di tempi migliori. E poi c’è anche gente che si sposta in altri Paesi. Dove? Ho amici che si sono spostati in Africa e nel Sud America. Cercano nuove opportunità. I cinesi sono coraggiosi, prendono e vanno». Insomma, si chiude.

NON SI SA SE E’ UNA PARTENZA TEMPORANEA - C’è anche chi chiude «temporaneamente», secondo l’idea che un negozio chiuso costa molto meno, in questo momento, di un negozio aperto. Anche l’ambasciata cinese sta facendo i conti con questi nuovi trend. Spiega il consigliere Yao: «Sì, c’è chi va via, ma molti sono pronti a tornare se l’economia riprende a tirare. Molti hanno il permesso di soggiorno, non lo vogliono buttare via così. Vanno via i più vecchi, certo, ma anche i giovani della seconda generazione. Una parte per prendersi una pausa, e una parte perché è attirata dalla situazione economica cinese e dal suo forte sviluppo». Insomma, la fuoriuscita dei cinesi da Roma e dall’Italia è in pieno corso. Ancora prematuro capire quanto sia definitiva e quanto temporanea. Sta di fatto che i tempi della cosiddetta «invasione cinese» stanno diventando un ricordo sbiadito e lontano.

ANCHE GLI EXTRACOMUNITARI IN NETTO CALO –Il risultato è che gli stranieri che abbandonano l'Italia non sempre tornano ai loro Paesi d'origine. Spesso non interrompono la loro "esperienza migratoria", insomma, ma la proseguono in altre nazioni, in altre città europee per esempio. Più della metà di questi stranieri sono europei (e di questi un terzo rumeni), quasi il 18 per cento ha origini asiatiche (quasi un terzo fra questi sono cinesi e poco meno di uno su cinque sono indiani). Il 12,2 per cento proviene dall'Africa. Fra i sudamericani spicca il dato dei brasiliani. Per i ricercatori, insomma, si può per lo meno ipotizzare un rientro in patria soprattutto dei cittadini dei paesi in via di sviluppo, in cui le prospettive di vita e professionali appaiono forse in via di miglioramento, al contrario di quel che appare nella terra destinazione della migrazione. L'incremento delle cancellazioni, comunque, riguarda tutte le nazionalità, con l'eccezione del Bangladesh (-16,9%).

AD INCIDERE LA CRISI DEL LAVORO- Ad avvalorare una lettura legata alla crisi, ovviamente, ci sono i dati sulla disoccupazione. Il numero degli stranieri senza lavoro, infatti, in tre anni è sostanzialmente raddoppiato (+91,8 per cento), per un incremento in numeri reali di 148mila unità. Non poche persone insomma - il corrispondente dato degli italiani è salito di 267mila unità. Il tasso di disoccupazione degli stranieri è aumentato dal 8,5 al 21,1 per cento, mentre quello degli italiani è passato dal 6,6 per cento all'8 per cento. Esiste, è vero, una percentuale di stranieri che tenta l'attività imprenditoria. Ma dato l'elevato rischio e sforzo che comporta, spesso si preferisce uno spostamento, e dunque l'abbandono del Paese.

Sembra ieri che parlavamo di “invasione”, di necessità di regolare i flussi migratori. Dal 2011 c’è un’inversione di tendenza destinata a proseguire ancora. Le scene dei barconi stracolmi di albanesi appartiene sì al secolo scorso, ma risalgono solamente al ’91 e al ‘97. Questo fenomeno conferma come il nostro Paese sia collassato nel giro di pochi anni, risultando ancora appetibile giusto a qualche paese africano poverissimo.

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world cancer day ( giornata mondiale contro il cancro)

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IL CROLLO DELL’UNIVERSITA’ ITALIANA


NEGLI ULTIMI DIECI ANNI QUASI 1 STUDENTE SU 5 IN MENO, E NEGLI ULTIMI SEI I DOCENTI SONO DIMINUITI DEL 22%

Tutti negativi i dati forniti dal Consiglio universitario nazionale attraverso il documento “Dichiarazione per l'università e la ricerca, le emergenze del sistema”. Vuoi per la crisi economica, che ha riportato gli studi universitari ad essere cosa per pochi; vuoi per i continui tagli agli atenei che hanno ridotto i servizi e le borse di studio; vuoi per i difetti cronici del mercato del lavoro italiano (disoccupazione e mancata premiazione del merito) che spingono sempre più studenti a iscriversi all’estero o a non iscriversi affatto; vuoi per le scarse opportunità date ai ricercatori.

CALO DI ISCRITTI -  In dieci anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 (2003-2004) a 280.144 (2011-2012), con un calo di 58.000 studenti (-17%). Come se in un decennio - quantifica il Cun - fosse scomparso un ateneo come la Statale di Milano. Il calo delle immatricolazioni riguarda tutto il territorio e la gran parte degli atenei. Ai 19enni, il cui numero è rimasto stabile negli ultimi 5 anni, la laurea interessa sempre meno: le iscrizioni sono calate del 4% in tre anni: dal 51% nel 2007-2008 al 47% nel 2010-2011.
L'ufficio studi di Almalaurea accende i riflettori su un fenomeno, quello degli abbandoni scolastici, che potrebbe in parte spiegare i nuovi dati: «La selezione pre-università è talmente forte che oggi si iscrivono a una facoltà 29 diciannovenni su cento. Se consideriamo la popolazione che termina le scuole superiori, il calo è stato del 10%: dal 74% dei primi anni del 2000 si è passati al 64%.

LE DIFFERENZE GEOGRAFICHE - Il calo però non è ovunque uguale: «L'Italia è spaccata», dice il ministro dell'Università, Francesco Profumo, in un'intervista a Radio 24. «In due regioni - ha spiegato - Piemonte e Trentino, aumentano le immatricolazioni. Poi ci sono regioni come Liguria, Veneto, Valle d'Aosta, Friuli, Marche e Toscana che hanno ridotto le immatricolazioni ma meno della media nazionale. In altre arriviamo fino al 36% in meno. Il Paese è spaccato». «Le università - ha poi ricordato il ministro - dal 1989 sono istituzioni autonome e responsabili, il ministero è un regista, ma la parte di attuazione avviene attraverso le autonomie dell'università».

I TAGLI - Il numero dei laureati nel nostro Paese è destinato a calare ancora anche perchè, negli ultimi 3 anni, il fondo nazionale per finanziare le borse di studio è stato ridotto. Nel 2009 i fondi nazionali coprivano l'84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 il 75%.
In sei anni sono stati eliminati 1.195 corsi di laurea. Quest'anno sono scomparsi 84 corsi triennali e 28 corsi specialistici/magistrali. Se questa riduzione è stata inizialmente dovuta ad azioni di razionalizzazione, ora dipende invece in larghissima misura - si fa notare - alla pesante riduzione del personale docente.
Rispetto alla media Ue, in Italia abbiamo 6.000 dottorandi in meno che si iscrivono ai corsi di dottorato. L'attuazione della riforma del dottorato di ricerca prevista dalla riforma Gelmini è ancora al palo e il 50% dei laureati segue i corsi di dottorato senza borsa di studio.
In soli sei anni (2006-2012) il numero dei docenti si è ridotto del 22%. Nei prossimi 3 anni si prevede un ulteriore calo. Contro una media Ocse di 15,5 studenti per docente, in Italia la media è di 18,7. Pur considerando il calo di immatricolazioni, il rapporto docenti/studenti è destinato a divaricarsi ancora per una continua emorragia di professori che non vengono più assunti. Il calo è anche dovuto alla forte limitazione imposta ai contratti di insegnamento che ciascun ateneo può stipulare.
Dal 2001 al 2009 il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), calcolato in termini reali aggiustati sull'inflazione, è rimasto quasi stabile, per poi scendere del 5% ogni anno, con un calo complessivo che per il 2013 si annuncia prossimo al 20%. Su queste basi e in assenza di un qualsiasi piano pluriennale di finanziamento moltissime università, a rischio di dissesto - osserva il Cun- non possono programmare nè didattica nè ricerca.
A forte rischio obsolescenza poi le attrezzature dei laboratori per la decurtazione dei fondi: anche i finanziamenti Prin, cioè i fondi destinati alla ricerca libera di base per le università e il Cnr, subiscono tagli costanti: si è passati da una media di 50 milioni all'anno ai 13 milioni per il 2012. Infatti dai 100 milioni assegnati nel 2008-2009 a progetti biennali si è passati a 170 milioni per il biennio 2010-2011 ma per progetti triennali, per giungere a meno di 40 milioni nel 2012, sempre per progetti triennali.

LAUREATI E LAUREANDI - Quanto a laureati, l'Italia è largamente al di sotto della media Ocse: 34esimo posto su 36 Paesi. Solo il 19% dei 30-34enni ha una laurea, contro una media europea del 30%. Il 33,6% degli iscritti, infine, è fuori corso mentre il 17,3% non fa esami.

Questi numeri bocciano senza equivoci le varie riforme messe in atto negli ultimi anni al fine di rivalorizzare l’Università italiana: da quella Berlinguer a quella Moratti, fino a quella Gelmini. Hanno solo finito per creare confusione con una proliferazione di corsi inutili, ridurre i fondi anziché razionalizzarli e non incentivare il merito. Vedremo se il prossimo Governo venuto fuori dalle urne raddrizzerà la situazione.
Il Ministro tecnico Profumo ha avuto poco tempo per metterci mano. Meno male. Tra i pochi provvedimenti messi in atto vi è l’aumento delle tasse per i fuori corso; il quale, se è vero che punisce gli studenti pigri e fannulloni, danneggia anche chi rallenta gli studi perché costretto a lavorare per pagarseli.

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I 61 ANNI DA REGINA DI ELISABETTA II


SALITA AL TRONO IL 6 FEBBRAIO 1952, E’ SOPRAVVISSUTA A DUE GUERRE, LA CRISI NUCLEARE, LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO E RECESSIONI VARIE

“God save the Queen” dice l’inno inglese. E a quanto pare lassù viene pure ascoltato. Il prossimo 6 febbraio, a quasi 87 anni, la Regina del Regno Unito Elisabetta II – al secolo  Elizabeth Alexandra Mary – compirà 61 anni di carica reale. E’ succeduta al padre Giorgio VI, cominciando a rappresentarlo già dal 1951, un anno prima della sua morte, essendo gravemente ammalato. Elisabetta è sposata con Filippo dal 20 novembre 1947 che risulta essere un suo lontano cugino: entrambi sono pro-pro-nipoti della regina Vittoria e diretti discendenti di Cristiano IX di Danimarca. Ha quattro figli in tutto e il suo erede è Carlo, Principe del Galles.
E’ al trentesimo posto dei regnanti più longevi.

ORIGINI - Elisabetta è nata al nº 17 di Bruton Street a Mayfair (Londra) ed è stata battezzata nella cappella privata di Buckingham Palace dall'Arcivescovo di York. Suo padre era il principe Albert (poi re Giorgio VI), figlio secondogenito del re Giorgio V del Regno Unito, e della regina Maria. Sua madre era Elizabeth Bowes-Lyon, duchessa di York, figlia di Claude George Bowes-Lyon conte di Strathmore and Kinghorne. Ebbe solo una sorella, Margaret, nata nel 1930 e morta nel 2002. Le venne imposto il nome di sua madre, mentre i suoi due nomi successivi sono quelli rispettivamente della bisnonna paterna, la regina Alessandra di Danimarca e della nonna, la regina Mary. Ebbe un buon rapporto specialmente con il nonno Giorgio V e le fu dato il merito di averlo sostenuto durante la malattia che lo colpì nel 1929.

IL SOVRANO CHE HA VIAGGIATO DI PIU’- La Regina Elisabetta è il Sovrano che ha viaggiato di più di tutti i tempi, davanti a Papa Giovanni Paolo II. Nel 1953-54 lei e Filippo fecero un viaggio per il mondo durato sei mesi, diventando il primo monarca regnante a circumnavigare il mondo, e anche la prima a visitare Australia, Nuova Zelanda e le Isole Figi. Nell'ottobre 1957 lei fece una visita di stato agli Stati Uniti, e nel 1959 fece un viaggio in Canada. Nel 1961 visitò l'India e il Pakistan per la prima volta. Ha effettuato visite di Stato in gran parte dei paesi europei e no. È presente regolarmente agli incontri dei Capi di Stato del Commonwealth.
Storica è stata la visita in Irlanda del Nord, Paese semi-autonomo dal Regno Unito, da decenni falcidiato da un’aspra guerra civile.
Lei e il principe Filippo saranno in visita ufficiale a Roma i prossimi 6 e 7 marzo. Sarà la quarta nella storia. La prima risale al 1961, ai tempi della dolce vita romana. Poi la regina è tornata nel Paese a scadenza ventennale: nel 1980, e l'ultima volta nel 2000. La sovrana da sempre apprezza molto l'Italia, di cui ammira in particolare il grande patrimonio artistico, lo stile e il cibo. Sebbene nell’ultima visita ci sia stato un incidente diplomatico riguardo al cibo offertogli durante la cerimonia.

LE SUE IDEE – Il suo regno ha visto 12 primi ministri britannici e ancor più numerosi primi ministri e governatori dei rispettivi Stati aderenti al Commonwealth.
Nel periodo in cui Elisabetta salì al trono, ci fu un gran parlare di una "nuova età Elisabettiana". Il ruolo di Elisabetta è quello di guidare il Regno Unito mentre il potere economico e militare veniva condiviso con un crescente numero di nazioni indipendenti. Mentre le nazioni si sono sviluppate economicamente e culturalmente, la regina Elisabetta ha assistito negli scorsi 50 anni, senza rancori alla graduale trasformazione dell'Impero Britannico nel suo moderno successore, il Commonwealth. Ha lavorato sodo per mantenere contatti coi precedenti possedimenti britannici e, in qualche caso, come nel Sudafrica, ha giocato un ruolo importante nello stabilire buoni rapporti.
Elisabetta ha idee conservatrici in materia di religione, moralità e affari di famiglia. Ha un forte senso dei doveri religiosi e prende seriamente il giuramento della sua incoronazione. Questa è una ragione per cui è considerata improbabile la sua abdicazione. Come sua madre, biasimò Edoardo VIII per avere abbandonato il suo ruolo e obbligato suo padre a diventare re, cosa che pensava avesse accorciato la sua vita di parecchi anni. Usò l'autorità della sua posizione per impedire a sua sorella, Principessa Margaret, di sposare un uomo divorziato, Peter Townsend. Per anni rifiutò di acconsentire alla relazione del figlio Carlo, principe del Galles con Camilla Shand, duchessa di Cornovaglia.
Si crede che le vedute politiche di Elisabetta siano meno chiare (non ha mai detto o fatto niente in pubblico che potesse rivelarle). Conserva relazioni cordiali coi politici di tutti i partiti. Si crede che i suoi Primi Ministri preferiti siano stati Winston Churchill, Harold Macmillan e Harold Wilson. Tra i meno amati ci fu indubbiamente Margaret Thatcher, che ha detto di "detestare cordialmente". Si pensa che abbia avuto un buon rapporto con l'ex Primo Ministro Tony Blair, durante i primi anni del suo ufficio; comunque, era diventato evidente negli ultimi periodi che i suoi rapporti con Blair si fossero induriti. La regina pensava infatti che lui non la tenesse sufficientemente informata riguardo agli affari di Stato.
I soli argomenti pubblici sui quali la regina rende pubbliche le sue opinioni sono quelli riguardanti l'unità dei suoi regni, inclusi Canada e Regno Unito. Ha parlato in favore della continua unione di Inghilterra e Scozia, facendo irritare alcuni Nazionalisti scozzesi. I suoi discorsi di lode per l'Accordo del Venerdì Santo in Irlanda del Nord hanno sollevato alcune lamentele da parte di alcuni Unionisti nel Partito Unionista Democratico che si oppose all'intesa. Poi, anche se non parlando direttamente contro la Sovranità del Quebec in Canada, ha pubblicamente lodato l'unità del Canada e espresso il suo desiderio di continuare a vedere un Canada unito.

IL RISPETTO DEL POPOLO - La regina resta un capo di stato molto rispettato. Nel 2002 ha celebrato il suo Giubileo d'oro (Golden Jubilee), segnando il 50º anniversario della sua salita al trono. In quell'anno la regina compì molti viaggi nei Paesi del Commonwealth, incluse numerose parate e concerti ufficiali. Nel giugno 2002, migliaia di persone si unirono fuori da Buckingham Palace per il "Party a Palazzo", un concerto in cui si esibirono numerosi cantanti delle isole britanniche. Una funzione nazionale di ringraziamento si tenne il giorno dopo alla Cattedrale di San Paolo (Londra), alla quale la regina e il principe Filippo si avviarono a bordo della carrozza dorata. Questo fu seguito da feste e processioni, finendo con un volo di Concorde fly-past e i Red Arrows. La famiglia reale seguì l'evento dal balcone di Buckingham Palace, davanti a una folla di un milione di persone.

IL REGNO – Oltre ad essere Regina del Regno Unito, è anche regina di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e Tuvalu.
Elisabetta II è anche capo del Commonwealth e governatrice suprema della Chiesa Anglicana, comandante in capo delle forze armate e signore dell'Isola di Man. Circa 125 milioni di persone nel mondo sono dunque suoi sudditi.

(Fonte: Wikipedia)
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LA SOLITA ITALIA IPOCRITA RICONOSCE IL BUDDISMO E L’INDUISMO


CON IMBARAZZANTE RITARDO PUR ESSENDO LAICO, LO STATO ITALIANO RICONOSCE LA LIBERTA’ DI CULTO PER QUESTE RELIGIONI. RESTA AL PALO L’ISLAMISMO

Da ieri primo febbraio il nostro Paese riconosce la libertà di culto per buddisti e induisti, con tanto di legittimazione per i ministri, i luoghi e le festività religiose. Il 31 marzo verrà altresì inaugurata a Roma la Grande Pagoda a via dell'Olmo che, grazie alla nuova normativa, sarà immediatamente riconosciuta come luogo di culto. L’accordo raggiunto prevede anche la possibilità di accedere all’8 per mille del gettito fiscale come le altre religioni riconosciute, ossia la cattolica, la valdese, l’ebraica.
Siamo di fronte alla solita Italia ipocrita e ritardataria, visto che la Costituzione italiana promuove la laicità dello Stato fin dal 1984 e che per i musulmani non è stato riservato lo stesso trattamento, benché siano ormai tantissimi.

ITALIA STATO LAICO DAL 1984 - Il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto, dopo lunghissime e difficili trattative, nel 1984, fondamentalmente per rimuovere la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. La revisione che portò al nuovo Concordato venne firmata a Villa Madama, a Roma, il 18 febbraio dall'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, per lo Stato italiano, e dal cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato, in rappresentanza della Santa Sede. Il nuovo Concordato stabilì che il clero cattolico venisse finanziato da una frazione del gettito totale IRPEF, attraverso il meccanismo noto come otto per mille e che la nomina dei vescovi non richiedesse più l'approvazione del governo italiano.
Nel precedente Concordato, nel quale ancora vigeva la norma del giuramento dei nuovi vescovi al Governo italiano, l'unico vescovo che non era obbligato a giurare fedeltà all'Italia era colui che fa le veci del Pontefice nella sua qualità di vescovo di Roma, cioè il cardinale vicario. Questa eccezione alla regola, che appariva nel Concordato, era stata prevista proprio in segno di rispetto dell'indipendenza del Papa nei riguardi dell'Italia. Il suo vicario non deve essere sottoposto al giuramento, perché rappresenta il vescovo effettivo della città di Roma, cioè il Pontefice. Inoltre, per quanto riguarda la celebrazione del matrimonio, si stabilirono le clausole da rispettare perché un matrimonio celebrato secondo il rito cattolico possa essere trascritto dall'ufficiale di stato civile e produrre gli effetti riconosciuti dall'ordinamento giuridico italiano oltre a porre delle limitazioni al riconoscimento in Italia delle sentenze di nullità matrimoniale pronunciate dai tribunali della Chiesa che prima avveniva in modo automatico. Fu anche stabilito che l'ora di religione cattolica nelle scuole passasse da obbligatoria a facoltativa; e la scelta di tale caratteristica deve essere effettuata e comunicata all'atto dell'iscrizione all'anno scolastico successivo.

IL PRECEDENTE DEGLI EBREI - Nonostante nella nostra Costituzione ci sia l'articolo 8, quello che garantisce la libertà di tutte le religioni, finora lo Stato italiano non aveva siglato accordi con confessioni non cristiane, con l'eccezione, nel 1989, delle Comunità ebraiche e, nel luglio scorso, con i Mormoni. Adesso è il turno delle comunità degli induisti e dei buddistiche negli ultimi anni sono cresciuta considerevolmente non solo per effetto dell'immigrazione. Per quanto riguarda l'induismo ai 119 mila extracomunitari fedeli che ha censito la Caritas se ne devono aggiungere altri 135 mila italiani che praticano l'iduismo. Stesso discorso per i buddisti: gli italiani seguaci del Buddha sono 80 mila più 20 mila saltuari e 30 provenienti dall'Asia.

INDUISMO E BUDDISMO FILOSOFIE E NON RELIGIONI – Prima di farsi prendere da facili entusiasmi parlando di vittoria del laicismo, occorre spendere due parole sul Buddismo e l’Induismo. Esse sono diffusamente categorizzate come religioni universali e millenarie, ma in realtà sono dottrine, filosofie di vita. Due tradizioni così antiche e maestose che predicano il distacco dal mondo e reputano la realtà un'illusione. Pertanto, che se ne fanno del nullaosta del piccolo e storto Stato italiano? Capisco le religioni più legate alla storia e fiorite in Occidente, come il cristianesimo e l'ebraismo; ma il buddismo e l'induismo sono vie metafisiche, c'entrano con l'eterno, non con l'erario. Poi c’è la questione non meno trascurabile della statistica. Buddisti e induisti sono poche migliaia in Italia; tanti lo sono da diporto, ovvero per esotismo o terapia antistress, perché praticano lo yoga, amano i ristoranti cinesi e i buddha bar, fanno massaggi ayurvedici, agopuntura e bevono tisana. Lo Stato firma con loro un'intesa e non invece con gli islamici che in Italia sono tanti, forse troppi, e sono davvero praticanti, anche troppo, e non vaghi appassionati di narghilè e kebab.

E’ proprio il caso di dire: che buddanata.

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Follow up #4

è tanto che non facevo un post "fllow up".. infatti l'ultima volta che sono stata all'ospedale mi hanno dovuto mettere il controllo dopo quattro mesi invece di tre perchè  non c'era posto e anche se ho la priorità come paziente di ematologia, la sanità italiana è quella che è... ma per i dottori non ci sono stati problemi quindi eccomi qui.
sta mattina mi sono svegliata molto presto nonostante avessi l'appuntamento  in dh per le 10 e tutti gli altri esami strumentali nelle ore successive,  ma ero un po'agitata! anche se  infondo è normale quella piccola preoccupazione che puntualmente ogni tre mesi ti viene... poi ovviamente è andato tutto bene.
dunque sta mattina, dicevo, mi sono svegliata presto, ho fatto colazione molto velocemente e poi ho preso il mio diario rosso ( diaro sanitario in cui mi scrivevano le terapie  effettuate e tutt'oggi gli appuntamenti mensili e l'emocromo) e mi sono diretta in ospedale.
stano ma vero, sta volta mi hanno trovato ( non so per grazia di quel santo) subito una vena per il prelievo. a momenti piangevo di gioia perchè da quando ho fatto la chemio e non mi hanno inserito alcun port o cvc.. le mie vene sono andate a farsi friggere ed ogni volta che ho l'emocromo torno a casa con dei lividi pazzeschi sulle braccia manco fossi una drogata e soprattutto piena di buchi in stile scolapasta.
dopo il prelievo insomma, mi sono diretta alla volta del primo esame della giornata ovvero l'eco collo. sarà che le dottoresse quando fanno gli esami non parlano mai e mettono ansia ma quei 10 minuti/ quindici ad attendere sul lettino mentre mi passavano l'ecografo sul collo, mi saliva una preoccupazione pazzesca.. poi finiti i 10 minuti di "suspance" la dottoressa mi ha detto che andava tutto bene ed ero finalmente più sollevata.
ho sempre qualche linfonodo reattivo nella zona sinistra del collo e quella ciste di 3mm alla tiroide ( ricordino della radioterapia che ho effettuato  a novembre del 2011)
 ma per il resto tutto a posto. anche la radiografia  del torace sembra ad un primo impatto andar bene e  anche se il referto lo ritirerò tra qualche settimana mi hanno già fatto sapere che non c'è alcun allargamento mediastinico e di conseguenza il linfonodo tra i due polmoni se ne sta buono buono. ( mooolto bene!)
anche i valori del sangue vanno bene, ho addirittura 14 di emoglobina!
finiti gli esami strumentali sono tornata in dh per la visita e avevo chiesto gentilmente alla dottoressa se mi poteva compilare dieci crocette per il certificato di salute da dare all'autoscuola ma mi ha risposto che non lo possono fare. cosi ora mi tocca farlo compilare al mio medico di base che mi sta pure sulle palle e pagargli oltretutto, 50 euro... per 10 crocette. porca miseria! 

comunque, ora mi toccherà tornare il 17 aprile per i prossimi controlli sperando che continuino ad andare bene ma sarà cosi di sicuro.
adesso vi saluto cosi vado a studiare economia politica e poi andrò a patente,
buona serata!

 ps: intanto vi lascio il link del comitato del mio ospedale e dell'iniziativa in occasione della pasqua! importante! andate a dare un occhiata e passate parola.http://www.comitatomarialetiziaverga.it/Comeaiutarci/Ideesolidali/SpecialePasqua.aspx
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