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Ottantapassi...

sta notte ho fatto uno di quegli incubi assurdi che quando ti svegli ringrazi il cielo che è stato tutto frutto della tua immaginazione..
dunque, ero in ospedale e stavo facendo chemio ma nel sogno non stavo rivivendo i momenti passati, bensì ero caduta in una recidiva della malattia e dovevo di nuovo ricominciare da capo ...  nessuno mi aveva spiegato come mai dovessi rifare le terapie  e non riuscivo a capire cosa mi stava succedendo. è stato orribile.. e non è nemmeno la prima volta che sogno una cosa del genere. probabilmente il mio inconscio è rimasto ancora più scioccato di me dopo questa esperienza ..

ora, dopo avervi fatto questa piccola e un po' inutile parentesi ( ma tanto voi siete buoni e leggete sempre tutto quello che scrivo) voglio segnalarvi il blog appena aperto di una amica dell'istituto dei tumori di milano conosciuta grazie ad  una associazione che collabora con i nostri due ospedali. http://ottantapassi.blogspot.it/
sono contenta che il piccolo gruppo di "cancer blogger adolescenti" stia piano piano cominciando ad allargarsi. sono convinta che i giovani, soprattutto noi ragazzi un po' speciali, anzi, senza "un po'". noi ragazzi speciali; punto, abbiamo davvero molto da insegnare agli adulti ma anche a tutti quei ragazzi che vivono una vita magari felice e senza apparenti problemi ma vuota. vuota di valori.
ognuno di noi ha la sua storia da raccontare ed ognuno di noi ha qualcosa di interessante e di importante da comunicare a chi legge, soprattutto  chi  si trova nella stessa situazione.. in questo modo  si diventa insomma testimoni  VERI per gli altri utilizzando in senso costruttivo la propria esperienza.

allora Pandorina ti faccio i miei auguri e vedrai che l'esperienza del blog ti darà delle soddisfazioni.
quanto a voi che leggete il mio blog, voi che commentate o leggete silenziosi, ma comunque ci siete, andate a leggere il blog di questa ragazza!

adesso vi saluto e vado a finire gli ultimi compiti che domani si ricomincia la solita vita frenetica scolastica!
ah, e perdonate la latitanza dal blog  ma ultimamente  sono stata un bel po' impegnata. mi farò perdonare, promesso.

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TANGENZIALE DI NAPOLI, UN’ESATTRICE SULL’ASFALTO


L’ARTERIA STRADALE CONTINUA AD ESSERE A PAGAMENTO, UNICO CASO IN ITALIA. QUEST’ANNO PREVISTO UN NUOVO AUMENTO

Scongiurato, o per meglio dire rinviato, un nuovo ed ennesimo aumento del pedaggio sulla Tangenziale di Napoli. Unico caso di strada interna a una città che prevede sempre il pagamento in uscita, mentre a Milano e Torino il pedaggio si paga solo in alcuni punti per l’attraversamento. Nelle altre città è invece gratuita.
Ad oggi il pedaggio è di 90 centesimi, indifferentemente dal tratto percorso, ed ha subito un incremento costante di 5 centesimi all’anno dal 2006, quando il pedaggio era di 65 centesimi. Un nuovo rincaro era previsto allo scoccare del primo gennaio, ma è stato rinviato a luglio, riguardando al momento solo i mezzi pesanti. Il che vuol dire, in parole povere, un nuovo salasso per i lavoratori pendolari e per i commercianti.
E pensare che il pedaggio doveva servire esclusivamente per finanziare i costi della sua realizzazione e stando al progetto iniziale, doveva essere rimosso entro il 2001. E invece non solo è ancora presente, ma è oggetto anche di continui e ingiustificati aumenti.


STORIA DELLA TANGENZIALE DI NAPOLI - La tangenziale di Napoli, ufficialmente denominata autostrada A56, costituisce l'asse di attraversamento urbano principale di Napoli. Parte da Casoria dove incrocia le tre principali autostrade campane e corre a sud dell'abitato su un terreno prevalentemente collinoso (frequenti sono le gallerie), passando per Napoli fino a Pozzuoli, congiungendosi con la strada statale 7 quater Via Domitiana.
Il progetto dell'infrastruttura prende vita il 31 gennaio 1968 quando venne firmata una convenzione tra l'ANAS e Infrasud, del gruppo IRI-Italstat, per la costruzione ed il successivo affidamento della gestione per 33 anni del percorso viario. L'intera arteria fu costruita con capitali al 70% Iri, 15% Sme, 15% Banco di Napoli. Progettata da Spea e realizzata da Italstrade, il costo dell'opera venne stimato in 46 miliardi di lire. Il primo tratto venne inaugurato l'8 luglio 1972 tra la Domitiana e Fuorigrotta, seguito dall'inaugurazione negli anni successivi degli ulteriori tratti sino a Capodichino, raggiungibile dal 16 novembre 1975. Ulteriori aperture del 1976 e del 1977 furono gli svincoli di Corso Malta e di Capodimonte.
La tangenziale è costituita da 3 corsie per senso di marcia e termina a Capodichino, dove si immette sulla autostrada del Sole. Le opere ingegneristiche più evidenti sono il viadotto Capodichino (1360 metri e altezza massima 60 metri), il viadotto Arena Sant'Antonio (812 metri), il viadotto Fontanelle (230 metri) e le gallerie Vomero (1035 metri) e Capodimonte (1060 metri). Le uscite sono in totale 14.
Lungo tutta la tangenziale sono presenti 65 telecamere (34 nelle gallerie), barriere fonoassorbenti e display informativi gestiti da una complessa sala monitoraggio. Nel complesso tra casellanti e funzionari gli addetti sono circa 350. Il flusso di traffico che interessa questo tratto autostradale è di circa 270.000 attraversamenti al giorno.

I DIFETTI DELLA STRADA - Le carreggiate, alla loro destra, non presentano la corsia d'emergenza, ed esiste solo una banchina, di dimensione variabile ma comunque inferiore ai 50 centimetri. Le condizioni orografiche del territorio napoletano hanno fortemente caratterizzato il raggio delle curve, che sono inferiori rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente, che prevede un minimo di 252 metri di raggio. Le stazioni di esazione del pedaggio sono all'interno della città, e non delocalizzate al di fuori del centro urbano, come avviene per tutte le grandi città; tale scelta, infatti, garantisce quantomeno che l'inquinamento provocato dalle operazioni di esazione sia distante dal centro abitato.
Le barriere di sicurezza (guard-rail) delle carreggiate dei viadotti sono pericolose (ad esempio sul viadotto Capodichino le barriere sono costituite da un unico nastro a doppia onda) e ossidate dal tempo e ciò rappresenta una minaccia per gli automobilisti poiché il tipo di barriere in uso è a bassa capacità di contenimento. Anche sui viadotti Via Campana e via Domitiana vale lo stesso discorso, e - peraltro - i viadotti sovrastano la via Campana e la Strada statale 7 quater Via Domitiana, arterie stradali ad elevato volume di traffico. Anche il resto delle barriere di sicurezza non è a norma, a partire dai connettori che uniscono le diverse altezze delle barriere, ed inoltre le barriere terminano in prossimità dei muri di contenimento e dei piloni dei cavalcavia. Assenti anche i delineatori di curve in alcune curve poste in galleria.
Nelle gallerie e sottopassi vi sono molteplici problemi di sicurezza: nelle prime, soprattutto in quelle più lunghe, non vi sono né corsie di emergenza né piazzole di sosta o affini, per facilitare il passaggio pedonale in caso di emergenza; nei secondi vi è invece una scarsa illuminazione che potrebbe portare ad un elevato tasso di incidentalità. Le aree di servizio e le piazzole di sosta sono poste in curva e quindi poco visibili e pericolose in caso di emergenza e/o di rifornimento. Anche vari svincoli presentano problemi strutturali e/o di visibilità: ad esempio, lo svincolo in entrata di Corso Malta (direzione Pozzuoli) è privo di corsia di accelerazione il che provoca, oltre ad una situazione di potenziale pericolo, un rallentamento sia del flusso di auto in entrata che di quelle in normale transito sulla carreggiata; anche lo svincolo in entrata dei Camaldoli (direzione Capodichino) è caratterizzato da una brevissima (ed insufficiente) corsia di accelerazione, il che costringe gli automobilisti in ingresso sulla tangenziale ad un'immissione nel flusso veicolare potenzialmente molto pericolosa. Inoltre, lo svincolo in uscita del Vomero (direzione Pozzuoli) non brilla per sicurezza in quanto presenta sull'immissione una curva molto stretta che ne limita di parecchio la visibilità.
Secondo illustri pareri del mondo accademico l'arteria non è capace di sostenere le velocità autostradali, tanto è vero che alla fine del 2009 è entrato in funzione il sistema Tutor con limite massimo di velocità pari a 80 km/h, limite che però mette oggettivamente in discussione il pedaggio e la scorrevolezza dei flussi di traffico. Due postazioni Tutor, inoltre, sono state sistemate senza alcuna presegnalazione, peraltro obbligatoria: infatti, la prima è praticamente nascosta dietro i pannelli segnaletici che precedono lo svincolo di Fuorigrotta, in uscita dalla Galleria Monte S.Angelo in direzione Capodichino; la seconda, nella stessa direzione, è ubicata all'uscita della Galleria Capodimonte, con i rilevatori fissati sotto la volta della galleria medesima.

IL PEDAGGIO – Come dicevo in precedenza, è l'unico asse urbano interamente a pedaggio, a forfait, indipendente quindi dalla distanza percorsa (alla sua apertura, nel 1972, era di 300 lire) e si paga sempre in uscita (le tangenziali di Milano e Torino si pagano solo per l'attraversamento, solo in alcuni punti).
In origine il pedaggio sarebbe dovuto servire a ripagare le spese di costruzione dell'opera, realizzata con capitale interamente privato, e rimanere, in seguito a un accordo con l'ANAS, fino al 2001. Il pedaggio, nonostante l'accordo fosse scaduto, è rimasto, senza motivazioni ufficiali, per 7 anni, dal 2001 al 2008. Nel 2008 è stato firmato un nuovo accordo e pertanto ora il pedaggio rimane ufficialmente per finanziare interventi, concordati dalla società di gestione della tangenziale, in zona ospedaliera.

In conclusione è giusto anche dire che la Tangenziale di Napoli è gestita dall’omonima società "di scopo" fondata nel 1964, oggi presieduta dall’evergreen Paolo Cirino Pomicino. E ho detto tutto.

(Fonte: Wikipedia)
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E’ TORINO LA CITTA’ CHE SI E’ SVENDUTA DI PIU’


IL CAPOLUOGO PIEMONTESE si è aggiudicato il primato per il volume di dismissioni effettuato nel 2012

A fronte dei tagli cui sono stati sottoposti, gli Enti locali sono stati costretti a cedere parte del proprio patrimonio immobiliare e finanziario. Un patrimonio gestito anche male, con abusi ed esagerazioni perpetuatesi negli anni dalle amministrazioni avvicendatesi.
La città che si è aggiudicata il primato per il volume di dismissioni effettuato nel 2012, incassando 230 milioni di euro, è Torino.

LE CESSIONI - Tre i gioielli venduti dalla giunta Fassino: Amiat (igiene ambientale), Trm (inceritore), Sagat (aeroporto). Il sindaco precisa “il Comune rimane in tutte le società e sappiamo di avere fatto una buona scelta, acquisendo partner che hanno una politica industriale”. Il ruolo del vincitore è di Vito Gamberale, Ad del fondo d’investimento F2i, che ha portato alle spoglie casse della città oltre 100 milioni di euro, acquistando una partecipazione in sia per l’aeroporto che per l’inceneritore. Le dismissioni sono state la risposta più praticabile ai tagli del 50% sui trasferimenti dello Stato centrale agli enti locali.

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NUOVO AUMENTO DEL CANONE RAI, UNA TASSA INGIUSTA E INGIUSTIFICATA


E’ LEGATA AL POSSESSO DELLA TV A PRESCINDERE DAL SUO UTILIZZO

Nuovo aumento in vista per il Canone Rai, che passa così dai 112 euro dello scorso anno ai 113,50 euro di quest’anno; come previsto dall’articolo 47 del Testo unico sulla televisione, per il quale la tariffa si adegua al tasso di inflazione reale. Come dice la stessa ridicola pubblicità che ci ricorda il fardello in arrivo, il Canone Rai non è legato all’utilizzo della Tv, men che meno alla visione delle reti Rai. Bensì al semplice possesso dell’apparecchio televisivo. Una ratio assurda, valida fino a qualche anno fa, ma già in misura minore, visto che a partire dagli anni ’80 è iniziata la concorrenza sempre più agguerrita delle reti private. Poi è arrivato il digitale, che ha comportato una proliferazione selvaggia dell’offerta televisiva.
Inoltre, sulle reti Rai gli spazi pubblicitari sono ormai molto vicini a quelli della principale concorrente Mediaset; per cui gli introiti dell’azienda pubblica provengono in buona parte dal privato. Peraltro si calcola che questa imposta sia la più evasa dagli italiani, con il 41% che non la paga. Per non parlare poi del livello qualitativo dei programmi drasticamente abbassatosi. Pochissimi sono quelli culturali, in onda in genere in seconda serata o di mattina; non a caso, nelle fasce d’ascolto più basse.

L’AUMENTO COSTANTE -  Dal prossimo anno l’importo complessivo sarà come detto di 113,50 euro, ovvero 1,50 euro in più rispetto il 2012; la stessa situazione si verifica sin dal 2009: il canone aumenta ogni anno, sempre di 1,50 euro. Pertanto è passato dai 106 euro di fine dicembre 2008 ai 113,50 del 2013. Un aumento di ben 7,50 euro in 5 anni.
La prima scadenza per il pagamento del canone Rai è stata fissata per il 31 gennaio 2013.
Il contribuente potrà rateizzare il pagamento del canone in due versamenti semestrali di 57,92 euro: la prima il 31 gennaio 2013, la seconda il 31 luglio 2013, oppure in quattro pagamenti trimestrali da 30,16 euro entro il 31 gennaio, il 30 aprile, il 31 luglio e il 31 ottobre.
Gli importi sono comprensivi della tassa di concessione governativa e dell’ Iva al 4%, e non includono la tassa di versamento postale o le commissioni dovute per le altre modalità di pagamento. Il rinnovo degli abbonamenti tv ordinari può avvenire tramite il bollettino postale di c/c 3103 o utilizzando le modalità di pagamento alternative. Tutti gli importi e metodi di pagamenti sono pubblicati sul sito internet della Rai.

CHI E’ ESONERATO - Alcune categorie sono comunque esonerate dal pagamento del canone televisivo. Questo è il caso delle persone che hanno compiuto i 75 anni d’età. Per avere diritto all’esenzione occorre:
  • aver compiuto 75 anni di età entro il termine di pagamento del canone;
  • non convivere con altri soggetti diversi dal coniuge titolari di reddito proprio;
  • possedere un reddito insieme a quello del proprio coniuge convivente, che non superi complessivamente i 516,46 euro per tredici mensilità (6.713,98 euro annui).
  • Militari delle Forze Armate Italiane O di cittadinanza straniera appartenenti alle Forze Nato
  • Agenti diplomatici e consolari
  • Rivenditori e riparatori TV
Se il versamento del canone è già stato effettuato, è possibile recuperare gli importi presentando un’istanza di rimborso. Ecco il Modello per la Richiesta del Rimborso del Canone Rai.

COME DISDIRE IL CANONE RAI - Se non si ha intenzione di utilizzare la televisione, senza rinunciarne in maniera definitiva, è possibile chiedere la disdetta legale del canone Rai all’Agenzia delle Entrate. Attraverso questo suggellamento, il richiedente assicura di non voler più usufruire del servizio e manifesta la sua disponibilità a ricevere l’autorità competente a casa che procederà a rendere inservibile l’apparecchio televisivo.
Per chiedere la disdetta, l’ex-abbonato dovrà inviare una raccomandata di suggellamento all’Agenzia delle Entrate S.A.T. – Sportello Abbonamenti TV – Ufficio Torino 1 – c.p. 22 – CAP 10121 Torino, precisando la marca del televisore, la sua ubicazione e la propri disponibilità oraria per la procedura.
Un’ulteriore possibilità per disdire il canone Rai, riguarda la cessione definitiva della TV. Se si intende cedere l’apparecchio, la raccomandata da inviare (sempre allo stesso ufficio sopramenzionato) dovrà precisare il nome del nuovo possessore dell’apparecchio. L’Agenzia poi procederà ad inviare un modulo, che dovrà essere restituito allo Sportello SAT con le firme del cedente e del cessionario.
Infine, può chiedersi la disdetta del canone Rai per distruzione dell’apparecchio televisivo, ad esempio in casi di furto o incendio, sempre tramite raccomandata allo Sportello.

Una soluzione potrebbe essere quella di trasformarla in una Paytv a tutti gli effetti, attraverso una scheda o l’applicazione di un piccolo ricettore da applicare all’antenna. Chiederne l’abolizione sarebbe utopico, anche perché occorre mantenere i migliaia di dipendenti che ci lavorano, in gran parte raccomandati. Eccone una lista esauriente: http://lucascialo.blogspot.it/2011/01/i-raccomandati-in-rai-unazienda-fondata.html

(Fonte: Sostariffe)
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CHIUDE PUBBLICO, CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA


IL GIORNALE FONDATO DA LUCA TELESE E’ DURATO SOLO 3 MESI

Dopo soli tre mesi di vita chiude “Pubblico”, il giornale fondato da Luca Telese separatosi da Il Fatto quotidiano dopo la rottura con Marco Travaglio. Un giornale che, proprio come quello diretto da Antonio Padellaro, non riceveva finanziamenti pubblici e dunque si auto-sosteneva mediante il mero numero di copie vendute, il cui prezzo ammontava a 1,50 euro. Come del resto dovrebbe essere per tutti i giornali, di qualunque parte politica, i quali invece ricevono sovvenzioni dallo specifico Fondo per l’editoria e dunque sopravvivono anche se non vendono neppure una copia. Tanti sono gli esempi di quotidiani che neanche arrivano nelle edicole ma che permettono a fantomatiche redazioni di guadagnare.

UNA SFIDA DIFFICILE - Per sopravvivere a Pubblico, stando ai calcoli diramati dalla rammaricata lettera di commianto di Telese, servivano un minimo di 8mila copie vendute, e invece il giornale si attestava a malapena alla metà. Troppo poche per coprire i vari costi. Ora cosa aggiungere. La scelta di Telese di fondare un nuovo giornale economicamente autonomo e obiettivo (solo apparentemente, ma tendenzialmente di sinistra) è da applaudire. E la chiusura di un giornale è sempre un fatto triste. Ma è anche vero che il tentativo di avviare un nuovo quotidiano in un mercato sempre più disastroso per il formato cartaceo, che per di più va a porsi in concorrenza con realtà di sinistra dalle “spalle più forti” sia per storia che per sovvenzioni ricevute (vedi la ormai semi-conservatrice LaRepubblica o l’Unità diventata organo del Pd), o con realtà già ben avviate seppur ugualmente indipendenti e sicuramente molto più obiettive come Il Fatto quotidiano, ha fatto di Pubblico un giornale già morto in partenza.

La vicenda di Pubblico deve comunque riportare in auge anche la vergognosa questione dei fondi pubblici destinati all’editoria. Certo, senza le sovvenzioni pubbliche di giornali in formato cartaceo ne resterebbero molto pochi. Ma, quanto meno, sarebbero quelli realmente letti. 
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ricordi che riaffiorano


buon 2013 a tutti! finalmente siamo arrivati a Gennaio che è il mio mese preferito in assoluto e sarà che ci sono nata ma decisamente lo preferisco a tanti altri mesi dell'anno.

ieri, a differenza di molti altri, ho festeggiato questo capodanno in famiglia perchè le mie amiche sono quasi tutte partite con i genitori o la famiglia e cosi, mi ritrovo a festeggiare il mio primo capodanno dopo due anni, da sola... ma non è poi cosi male. infondo so come divertirmi anche con la mia famiglia.
mi ricordo bene capodanno dell'anno scorso: ero andata a dormire a casa della mia migliore amica per festeggiare appunto la fine di quel 2011 maledetto e per me quel conto alla rovescia non ha mai significato tanto come in quel momento. per me lasciarmi alle spalle quell'anno schifosissimo ( anche se in modo simbolico perchè alla fine un conto alla rovescia non è nulla di che) significava tanto. mi ricordo che mi sono messa a piangere di gioia e a ringraziare il cielo di avermi fatta arrivare a quel 2012.

proprio ieri, mi è arrivato un notiziario semestrale di un comitato del mio ospedale per la cura della leucemia del bambino e  ogni 6 mesi, quando mi arriva questo notiziario e leggo le storie e le testimonianze dei ragazzi guariti o quando leggo i passi avanti che sta facendo la ricerca in campo onco-ematologico, una parte di me è come se ritornasse indietro nel tempo a quei 6 mesi terribili.
ieri in particolare, ho letto una testimonianza o per meglio dire il racconto di una ragazza del mio ospedale che io conosco di vista ma che non ho ancora avuto il pacere di conoscere di persona. questa ragazza di chiama Francesca e voglio riportare qui di seguito  quello che ha scritto ( sempre sperando che non si offenda se mai un giorno dovesse venire a scoprire che ho pubblicato tutto ciò sul blog)
quando ho letto ciò che questa ragazza ha scritto, sono stata travolta letteralmente dai ricordi in un modo che non mi era mai successo prima. è come se fossi stata catapultata indietro nel tempo a quell'estate del 2011 e stessi rivivendo tutte le paure, la rabbia ed il dolore. leggendo questo racconto, ho sentito DAVVERO vivere in me le stesse emozioni di allora. e ho capito che si possono cercare di nascondere, dimenticare o passarci sopra ma poi quando succede che riaffiorano, lo fanno con una tale intensità anche a di stanza di qualche tempo, che ti rendi conto che non si può mettere in un ripostiglio il passato.


<<penso che la vita sia fatta di continue scelte. 
a volte però non è cosi. nella vita ti trovi a non poter scegliere da che parte andare, che strada prendere. nessun avviso, nessuna chiamata, succede tutto all'improvviso, nessuno ha pensato di chiamarti prima. ti ritrovi da un giorno all'altro catapultata in un mondo che non avresti mai voluto conoscere, di cui hai sentito solo parlare.
questo mondo si chiama "Reparto di Ematologia Pediatrica e Centro Trapianto di Midollo Osseo" situato nell'ospedale San Gerardo di Monza, undicesimo piano, settore C. fa tanta paura il suo nome.
ti ritrovi seduta su di una carrozzina davanti alla porta d'ingresso e non capisci niente, sei spaventata. sai che c'è un mondo immobile, concreto e reale intorno a te ma vedi tutto sfumato, tutto ti sembra girare. in quella chiarezza, in realtà, nulla è chiaro. sei in uno stato di confusione totale e ti appare tutto cosi surreale, tutto cosi impossibile che ti viene solo da pensare che questo non può succedere a te.
invece ti si chiude dietro quella grande porta e tutto inizia.
quella porta d'ingresso mi fa paura ancora oggi. sai il giorno in cui la apri per entrare ma non sai il giorno in cui la riaprirai per uscire.
come se non bastasse arriva la notizia: la tua vita ti scappa dalle mani e tu, malato di leucemia, non ci puoi fare nulla perchè la malattia ha preso il sopravvento su tutto ciò che avevi fuori da quelle mura. ti torvi solo difronte a due scelte: morire o lottare per vivere.
arriva il giorno in cui apri gli occhi e ti accorgi che una, due, tre, dieci, infinite mani si tendono davanti a te ed ecco che il dolore lascia spazio alla speranza.
le infermiere sono "strane", non sono le solite infermiere ( questo vale anche per Federico, l'unico infermiere maschio) hanno qualcosa di più. qualcosa che le rende speciali. diverse. sono un miscuglio di professionalità e sentimenti. non svolgono solo il lavoro ordinario scritto sulle cartelle cliniche, ci mettono le loro emozioni, loro stesse.
in questo mondo non sei mai solo, hai sempre qualcuno pronto ad aiutarti. non ci sono soldi, si vive di sentimenti. si cerca l'amore;  nei corridoi e nella stanza si sente il profumo e la ricerca della speranza. l'essenza di questo mondo è un connubio tra vita e morte. si sente la tensione, la voglia di vivere che a volte viene gelata dalla scelta di Dio.
a questo punto ti fermi un attimo e ti domandi qual'è il criterio secondo il quale il signore decide di fare proseguire il suo percorso verso la vetta della montagna e chi purtroppo deve interrompere nel suo cammino.
credo che il signore abbia scelto delle persone speciali di due, undici, dieci, sedici anni e che abbia in mente per loro un progetto lontano dalla terra.
questi piccoli angeli venuti al mondo come insegnanti essenziali nella vita di chi ha avuto la fortuna di incontrarli.
ho affrontato il trapianto insieme ai miei genitori, al mio ragazzo e a mia sorella nel periodo più brutto per il reparto. prima la morte di Lorenzo, poi quella di Stefania, la speranza di Christian e di Andrea che ormai era svanita.
la mia famiglia era informata su tutto, ma non mi avevano detto niente perchè io ero in una situazione ritenuta dai medici "preoccupante"e loro volevano proteggermi.
chiunque entrava con il sorriso, come se tutto andasse bene. anche se vivevo rinchiusa in quella stanza, isolata dal resto del mondo e protetta da tutte quelle persone che mi stavano intorno, io percepivo che c'era qualcosa che non andava.
Stefania era la mia vicina di stanza e avevamo i bagni comunicanti. la sentivo rimettere e da quella sottile parete che ci divideva volevo darle forza e farle sentire che le ero vicina.
la sera stessa in cui è morta stavo male, ero angosciata e agitata. non sapevo della gravità della sua situazione ma percepivo in modo intenso che quella stessa sera qualcosa stava per accadere.
ho visto Andrea esattamente il giorno prima che morisse. mi aspettava in posizione "yoga" in quel letto bianco. si leggeva la serenità e la consapevolezza di una morte vicina nei suoi occhi.
gli ho consegnato il bracciale che avevo fatto da un po' di giorni e che volevo indossasse perchè vedevo in quel semplice bracciale di legno un qualcosa di inspegabile. come se quel bracciale potesse portare ad Andrea qualosa che lui, come mi aveva confessato, cercava da mesi, la pace. poi l'ho salutatao con un bacio sulla fronte e mentre uscivo dalla porta lui sorridendomi disse: "ci vediamo".
ci guardammo, entrambi sapevamo che non sarebbe stato cosi.
credo che questo basti a far caire la magia di questo mondo è come se tutti gli ammalati fossero in stretta relazione tra di loro.
questa malattia avrà anche preso tutto della mia vita ma non me e se pur faccio fatica anche solo a salire sul marciapiedemi sento fortunata perchè ho conosciuto un mondo nuovo che mi ha insegnato molto.
ho impartao che il sorriso è più di una medicina, che bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, che si deve ciedere aiuto e non vergognarsi delle proprie debolezze.
infondo la tua vita non sei solo tu ma il risultato di più persone, la somma delle tue esperienze, l'insieme di difficoltà che la segnano e che ne cambiano la forma ed i colori.
non esiste magia o incantesimo, sei solo tu che puoi fare della tua vita un capolavoro. Dio ci da gli strumenti per andare avati, basta  solo saperli cogliere.
ho imparato a non mollare mai e, se un giorno pensassi di farlo, non mi resterà che ricordare il motivo per il quale ho resistito fino ad ora.
mi ha insegnato a pensare alla meta e non a quanto sia lungo il tragitto, a rimboccarmi le maniche e a non avere paura della fatica, a guardarmi allo specchio e a non notare solo quelle guancie troppo gonfie e quelle gambe cosi magre ma ammirare quella guerriera che ha lottato per tenersi stretta la sua vita, a gioire per ogni mio progresso anche se  minimo, a ricordarmi che nella vita il sole esiste per tutti.>>

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SIGARETTE ELETTRONICHE, SE LE CONOSCI LE EVITI


L’Istituto superiore DELLA sanità BOCCIA CATEGORICAMENTE QUESTA INVENZIONE PER DISSUADERE DAL FUMO

Sono già 2 milioni gli italiani che ne fanno uso o vorrebbero provarla, illusi che essa li dissuada una volta per tutte dall’utilizzo nocivo di quelle reali. Eppure le loro controindicazioni sono altrettanto pericolose. Parlo della sigaretta elettronica, bocciata dall'Istituto superiore della sanità, che ha consegnato in questi giorni una relazione di 20 pagine al Ministro della Salute Renato Balduzzi. In realtà la diffidenza verso questo strumento illusorio è diffuso in tutto il Mondo. Del resto, già in precedenza sono state bocciate dall’Organizzazione mondiale per la salute, che ha rilevato le stesse criticità dell’Istituto superiore della sanità.

RISCHI PER I GIOVANI E DI UN RITORNO AL FUMO PER CHI HA SMESSO - Le sigarette elettroniche con nicotina - si legge - sollevano preoccupazioni per la salute pubblica. Potrebbero rappresentare un rischio di iniziazione al fumo convenzionale a base di tabacco e di potenziale dipendenza. Rischio notevole soprattutto per i giovani considerando la facilità di reperimento su Internet. Il parere non lascia spazio a dubbi. Le sigarette «potrebbero riattivare l'abitudine al fumo» in chi ha già smesso.
Si suggerisce infine che non esistendo «evidenza scientifica sufficiente a stabilire la sicurezza e l'efficacia come metodo per la dissuefazione, andrebbero regolamentate come dispositivi medici o prodotti farmaceutici e non come prodotti del tabacco».
In pratica, medicine a tutti gli effetti. Esattamente la stessa linea seguita in altri Paesi. Austria, Belgio, Germania, Portogallo e Svezia hanno già cominciato. Australia, Canada, Norvegia le vietano del tutto. In Francia sono autorizzate solo a scopo terapeutico, il Regno Unito le sta regolamentando, gli Usa sono orientati a sottoporle alle stesse prove di valutazione dei farmaci.

POSSIBILI DANNI ALLA SALUTE - Le ricariche con nicotina presentano potenziali livelli di esposizione per i quali non è possibile escludere il rischio di effetti dannosi per la salute umana in particolare per i giovani. Si ritiene opportuno che gli effetti dannosi per la salute siano comunicati al consumatore con apposite avvertenze sulla confezione.
E sono proprio i minorenni i più esposti. Acquistano su Internet aggirando il divieto per gli under 16 stabilito in un'ordinanza firmata dal ministro il 28 settembre e che ha validità di sei mesi. In attesa di nuove, eventuali iniziative che potrebbero essere dettate dal documento dell'Istituto superiore di sanità.

Aggiungi didascalia
LA PROLIFERAZIONE DI NEGOZI - Le pseudo sigarette si trovano facilmente in commercio. I negozi specializzati aprono con velocità sorprendente. Nel 2012 il comparto ha fatturato circa 100 milioni e ha dato lavoro a circa 1.500 persone. I dati sono stati comunicati dai produttori quando poche settimane fa in un emendamento alla legge di Stabilità è stato proposto di equiparare le elettroniche alle bionde dal punto di vista della distribuzione, detenzione e vendita.

Dunque una nuova invenzione per dissuadere dal fumare che si rivela fallace e perfino sospettosamente dannosa. Tanti italiani avevano visto le sigarette elettroniche per la prima volta nei famigerati “clippini” su Facebook di Vasco Rossi. E lui si sa, ama la vita spericolata.

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